La tutela dei diritti umani, in particolare per chi è privato della libertà, è un pilastro dello Stato di diritto. L'Italia, firmataria della CEDU, si impegna a prevenire trattamenti inumani o degradanti. L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 9218 dell'8 aprile 2025 si inserisce in questo contesto, chiarendo aspetti cruciali sul ricorso per risarcimento danni da detenzione inumana e sulla competenza giurisdizionale.
L'articolo 3 della CEDU è perentorio: "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Questa norma impone agli Stati condizioni carcerarie rispettose della dignità umana. Le condanne della Corte EDU hanno spinto all'introduzione dell'articolo 35-ter dell'Ordinamento Penitenziario (Legge n. 354/1975), che permette a detenuti ed ex detenuti di chiedere un indennizzo per il pregiudizio subito a causa di condizioni non conformi.
La Cassazione, con l'Ordinanza n. 9218 del 2025 (relatore E. Campese), risolve la questione della competenza per i ricorsi ex art. 35-ter O.P., fornendo un'interpretazione autorevole.
In tema di detenzione in condizioni non conformi all'art. 3 Cedu, il ricorso ex art. 35-ter, comma 3, O.P. rientra nella competenza non del magistrato di sorveglianza, bensì del tribunale civile del capoluogo del distretto in cui l'ex detenuto ha la residenza, che decide in composizione monocratica nelle forme previste dall'art. 737 c.p.c., attesa l'esigenza di assicurare uno strumento processuale agile ed effettivo, e la legittimazione ad avvalersene spetta a coloro che hanno subito una detenzione inumana a titolo definitivo o non definitivo, purché, nel primo caso, la pena sia cessata e, nel secondo, la custodia cautelare non sia convertibile in pena espiata. (Principio applicato in un caso in cui la persona, che aveva sofferto la custodia cautelare in condizioni inumane, non era poi stata condannata).
La sentenza stabilisce che la competenza per tali ricorsi spetta al tribunale civile del capoluogo del distretto di residenza dell'ex detenuto, non al magistrato di sorveglianza. Questa scelta, che prevede una decisione in composizione monocratica e l'applicazione delle forme agili dell'articolo 737 c.p.c., mira a garantire un processo rapido ed efficace.
Quanto alla legittimazione ad agire, la sentenza precisa che possono ricorrere:
L'Ordinanza n. 9218 del 2025 è un pronunciamento cruciale che rafforza la tutela contro i trattamenti inumani e degradanti. Offre certezza giuridica su procedura e competenza, garantendo ai cittadini un percorso chiaro e un rimedio effettivo in linea con gli standard della CEDU. Questo orientamento riafferma l'impegno dello Stato italiano nel rispetto dei diritti fondamentali, segnando un passo avanti verso una giustizia penitenziaria più attenta alla dignità della persona.