Nel panorama del diritto penale, la tutela della salute pubblica rappresenta un pilastro fondamentale, e il Codice Penale prevede specifiche norme volte a sanzionare condotte che possano mettere a rischio tale bene primario. Tra queste, l'articolo 443 c.p., che punisce la somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, è spesso oggetto di interpretazioni e dibattiti. La recente Sentenza della Corte di Cassazione n. 22658 del 03/06/2025 (depositata il 17/06/2025) interviene con una precisazione di notevole importanza, chiarendo un punto cruciale in merito alla configurabilità di questo delitto: la semplice scadenza di un farmaco non è, di per sé, sufficiente a determinarne la "pericolosità" o "inefficacia" ai fini penali.
L'articolo 443 del Codice Penale sanziona chiunque detiene per il commercio, pone in commercio o somministra medicinali guasti o imperfetti, o sostanze medicinali guaste o imperfette. La ratio della norma è evidentemente quella di prevenire la diffusione di prodotti farmaceutici che, a causa di alterazioni o difetti, possano nuocere alla salute dei consumatori o, quantomeno, non sortire l'effetto terapeutico atteso. La formulazione "guasti o imperfetti" apre però a diverse interpretazioni, soprattutto quando si tratta di definire cosa renda un farmaco tale. La questione si fa particolarmente delicata in relazione alla data di scadenza, un parametro oggettivo ma che, come vedremo, non sempre coincide con l'effettiva alterazione del prodotto.
Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguardava l'imputato C. V., per il quale la Corte d'Appello dell'Aquila aveva pronunciato una sentenza annullata con rinvio dalla Suprema Corte. Il fulcro della controversia verteva proprio sull'interpretazione del concetto di "farmaco guasto o imperfetto" in relazione al superamento della data di scadenza. La Cassazione, con la pronuncia del Presidente D. M. G. e dell'Estensore P. G., ha ribadito un principio già espresso in precedenti giurisprudenziali, ma che merita sempre di essere chiarito con forza per le sue implicazioni pratiche e giuridiche.
Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 443 cod. pen., la qualità di farmaco "guasto o imperfetto" non può essere desunta dal mero superamento della data di scadenza, potendo l'efficacia dei principi attivi persistere per qualche tempo dopo lo spirare del termine indicato sulla confezione, sicché è necessario verificare in concreto se il farmaco scaduto sia effettivamente andato incontro ad un processo di alterazione, divenendo pericoloso per la salute o comunque privo di efficacia terapeutica.
Questa massima è di fondamentale importanza. La Corte sottolinea che il solo fatto che un farmaco abbia superato la sua data di scadenza non è sufficiente a qualificarlo automaticamente come "guasto o imperfetto" agli effetti penali. La ragione è semplice: l'efficacia dei principi attivi di un medicinale può persistere anche per un certo periodo dopo il termine indicato sulla confezione. Ciò significa che la data di scadenza è un'indicazione prudenziale del produttore, ma non una soglia invalicabile oltre la quale il prodotto diventa ipso facto dannoso o inutile. La Cassazione richiede, quindi, una "verifica in concreto": è indispensabile accertare se il farmaco scaduto abbia effettivamente subito un processo di alterazione tale da renderlo pericoloso per la salute o privo di efficacia terapeutica. Questo principio si allinea perfettamente con il principio di offensività, cardine del diritto penale, secondo cui non può esservi reato senza un'offesa (o un pericolo concreto di offesa) a un bene giuridico tutelato.
La pronuncia in esame ha diverse ricadute pratiche, sia per gli operatori del settore farmaceutico che per la giurisprudenza:
È importante notare che questa impostazione è in linea con precedenti giurisprudenziali citati dalla stessa Cassazione (come Sez. 6, n. 725 del 1994, Rv. 197239-01; Sez. 1, n. 6926 del 1992, Rv. 190580-01; Sez. 4, n. 1104 del 1987, Rv. 176869-01), che hanno già evidenziato la necessità di una verifica concreta.
La Sentenza n. 22658 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un importante chiarimento in materia di reati contro la salute pubblica. Ribadendo che la mera scadenza di un farmaco non configura automaticamente il delitto di cui all'art. 443 c.p., la Suprema Corte rafforza il principio di offensività, richiedendo sempre un accertamento in concreto della pericolosità o inefficacia del medicinale. Questo orientamento garantisce un'applicazione più giusta e proporzionata della legge penale, bilanciando l'esigenza di tutelare la salute collettiva con la necessità di ancorare la responsabilità penale a un danno o pericolo effettivo, e non a un mero dato formale.