Nel delicato equilibrio tra risarcimento del danno, prestazioni previdenziali e diritto di regresso delle istituzioni pubbliche, la Corte di Cassazione è tornata a fare chiarezza con la pronuncia n. 30699 del 21/11/2025. Il caso esaminato riguarda i limiti di applicabilità dell'azione di ingiustificato arricchimento, prevista dall'articolo 2041 del Codice Civile, nell'ipotesi in cui l'INPS abbia ottenuto somme da una compagnia assicuratrice a titolo di surrogazione e, successivamente, abbia revocato la prestazione assistenziale erogata al danneggiato.
La vicenda trae origine dall'azione intrapresa da un cittadino, G., assistito dall'avvocato F. M., contro l'istituto previdenziale. Il danneggiato, dopo aver ottenuto un assegno di invalidità dall'INPS, ha visto quest'ultimo agire in surrogazione ai sensi dell'articolo 14 della Legge n. 222 del 1984 nei confronti della compagnia di assicurazione del responsabile civile, ottenendo una somma a ristoro delle prestazioni erogate. Tuttavia, in un secondo momento, l'INPS ha revocato l'assegno di invalidità inizialmente riconosciuto al beneficiario. A questo punto, il danneggiato ha promosso un'azione di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. contro l'INPS, pretendendo la corresponsione delle somme che l'istituto aveva incassato dall'assicurazione.
La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, presieduta da F. D. S. e con relatore R. R., ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello di Bologna. I giudici di legittimità hanno statuito un principio fondamentale espresso nella seguente massima:
Il danneggiato che abbia ricevuto un assegno di invalidità successivamente revocato non è legittimato ad agire ex art. 2041 c.c., nei confronti dell'INPS, per la corresponsione della somma da quest'ultimo conseguita, in surrogazione ex art. 14 della l. n. 222 del 1984, in virtù di una transazione con la compagnia assicuratrice del responsabile, essendo quest'ultima l'unico soggetto ad aver subito un depauperamento privo di idonea causa giustificativa, in conseguenza del ristoro di un pregiudizio rivelatosi inesistente.
Il fulcro della decisione risiede nell'individuazione del soggetto che ha effettivamente subito il pregiudizio economico. Secondo la Corte, l'azione di arricchimento senza causa richiede una precisa correlazione tra l'arricchimento di un soggetto e il correlativo depauperamento di un altro.
Per comprendere appieno la portata della sentenza, occorre analizzare la struttura dell'azione sussidiaria di arricchimento. I requisiti essenziali per l'esperibilità dell'azione ex art. 2041 c.c. sono:
Nel caso di specie, la revoca dell'assegno di invalidità ha dimostrato l'inesistenza del presupposto per la prestazione previdenziale. Di conseguenza, l'INPS ha incassato dall'assicurazione somme per un danno che si è rivelato inesistente. L'unico soggetto ad aver subito una perdita patrimoniale ingiustificata è la compagnia assicuratrice del responsabile, che ha pagato una somma non dovuta. Il danneggiato non ha subito alcun depauperamento, non potendo vantare alcun diritto su somme erogate a titolo di surrogazione per una prestazione assistenziale a cui non aveva più diritto.
La sentenza n. 30699 del 2025 ribadisce la rigorosa applicazione dei principi in materia di arricchimento senza causa e di surrogazione legale. Questa pronuncia tutela la coerenza del sistema risarcitorio, impedendo che il danneggiato possa beneficiare indirettamente di somme collegate a prestazioni previdenziali revocate, confermando che l'azione di restituzione spetta unicamente alla compagnia assicurativa che ha materialmente effettuato il pagamento indebito.