La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 25200 del 18 giugno 2025, affronta un tema cruciale: la confisca per equivalente e la sua applicabilità ai reati prescritti. Questa pronuncia, relata dal Dott. F. D'A. e presieduta dal Dott. E. A., riafferma la non retroattività delle interpretazioni giurisprudenziali sfavorevoli per l'imputato.
La confisca per equivalente (art. 322 ter c.p.) è una misura patrimoniale che sottrae beni di valore pari al profitto del reato. Le Sezioni Unite (pronuncia n. 13783 del 2024, caso Massini) l'hanno ridefinita "ripristinatoria" (se non eccede il vantaggio economico), superando la visione sanzionatoria. Tuttavia, la sentenza in esame ne delimita l'efficacia temporale, negando l'applicazione retroattiva a reati prescritti e commessi prima dell'articolo 578-bis c.p.p.
Il mutamento giurisprudenziale intervenuto in ordine alla natura della confisca per equivalente, per effetto della pronuncia delle Sezioni Unite n. 13783 del 2024, dep. 2025, Massini, secondo cui la stessa, ove non ecceda il valore del vantaggio economico che l'autore ha ritratto dal reato, ha natura ripristinatoria, non legittima l'applicazione della misura ablativa in caso di prescrizione dei reati commessi anteriormente all'entrata in vigore dell'art. 578-bis cod. proc. pen., in quanto l'interpretazione di quest'ultima disposizione in senso conforme all'art. 7 CEDU e all'art. 1 Prot. 1 CEDU impone di escludere l'efficacia retroattiva "in malam partem" del nuovo indirizzo ermeneutico, siccome ragionevolmente imprevedibile rispetto al pregresso quadro interpretativo consolidato in ordine alla funzione sanzionatoria dell'istituto.
Tale irretroattività è imposta dal rispetto dei principi fondamentali di diritto penale e dei diritti umani: l'articolo 7 CEDU, l'articolo 1 del Protocollo 1 CEDU e l'articolo 25, comma 2, della Costituzione italiana.
Questa pronuncia tutela la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie. L'applicazione retroattiva di un'interpretazione giurisprudenziale più gravosa, che renderebbe applicabile la confisca a reati già prescritti prima dell'art. 578-bis c.p.p., violerebbe:
La Sentenza n. 25200 del 2025 della Cassazione è un baluardo per la certezza del diritto. Ribadisce che i mutamenti interpretativi non devono compromettere le garanzie fondamentali dell'imputato, assicurando un equilibrio tra repressione dei reati e tutela delle libertà individuali, in linea con i principi costituzionali ed europei.