La Suprema Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 21859, depositata il 10/06/2025, ha fornito un chiarimento cruciale sulla detenzione illecita di stupefacenti e le formule assolutorie. Questa pronuncia, che ha visto come estensore il Dott. C. S. e come imputato il Sig. R. G., è un riferimento importante per il diritto penale.
Il caso ha portato all'annullamento di una sentenza della Corte d'Appello di Palermo. La Cassazione ha ribadito: la detenzione di stupefacenti è illecita (art. 73 D.P.R. 309/90) solo se finalizzata allo spaccio o cessione a terzi. La mera detenzione per uso personale non configura reato. La distinzione poggia sulla 'destinazione a terzi', requisito che l'accusa deve dimostrare in modo inequivocabile.
La sentenza distingue tra 'perché il fatto non sussiste' e 'perché il fatto non è previsto dalla legge come reato'.
In tema di stupefacenti, deve essere pronunciata sentenza assolutoria con la formula "perché il fatto non sussiste" nel caso in cui, procedendosi per il delitto di illecita detenzione, manchi la prova della destinazione a terzi anche di parte della sostanza di cui il soggetto agente abbia il possesso, riferendosi la formula "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato" al diverso caso in cui difetti una qualsiasi norma incriminatrice cui ricondurre il fatto contestato.
La Corte afferma che 'perché il fatto non sussiste' (art. 530, comma 1, c.p.p.) è appropriata quando manca la prova di un elemento costitutivo del reato, come la 'destinazione a terzi'. Non è un'azione non incriminata, ma un'azione che non integra la fattispecie penale. 'Perché il fatto non è previsto dalla legge come reato' si applica quando l'azione contestata non trova alcuna corrispondenza in una norma incriminatrice. L'onere probatorio stringente a carico dell'accusa è ribadito.
Per distinguere tra detenzione per spaccio e per uso personale, i giudici valutano specifici indizi. L'assenza di tali elementi porta all'assoluzione. Tra i fattori considerati rientrano:
In assenza di prove concrete e inequivocabili, non è possibile condannare per il delitto di detenzione finalizzata allo spaccio, imponendo un onere probatorio rigoroso a carico dell'accusa.
La Sentenza n. 21859/2025 si inserisce nel solco di una giurisprudenza attenta alle garanzie individuali e al 'favor rei'. Ribadisce che spetta all'accusa dimostrare ogni elemento costitutivo del reato, inclusa la destinazione a terzi. L'assenza di tale prova deve condurre a una sentenza assolutoria, salvaguardando la libertà dell'imputato. Questa pronuncia è un monito sull'importanza di un'analisi meticolosa delle prove e sulla corretta applicazione delle formule processuali per la giustizia.