Il reato di atti persecutori, lo stalking, minaccia libertà e sicurezza individuale. La giurisprudenza si impegna per una tutela efficace. La Sentenza della Corte di Cassazione n. 23201, depositata il 20/06/2025, chiarisce l'applicazione delle misure cautelari in presenza di nuove condotte persecutorie. La pronuncia, che ha rigettato il ricorso contro l'ordinanza del Tribunale della Libertà di Potenza, illumina il confine tra "contestazione aperta" e "contestazione chiusa", con importanti implicazioni per l'aggravamento delle misure cautelari.
L'art. 612 bis c.p. punisce chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta, causando grave ansia, timore per l'incolumità o costringendo la vittima ad alterare le proprie abitudini. Le misure cautelari (artt. 273 e ss. c.p.p.) sono essenziali. Ma cosa succede se il persecutore continua le condotte nonostante una misura? La Cassazione, con la sentenza n. 23201/2025 (Presidente Dott.ssa C. R., relatore Dott.ssa B. M. T.), risponde distinguendo tra:
Questa distinzione è fondamentale in sede cautelare. Se la contestazione è "aperta", le condotte successive non richiedono l'apertura di un nuovo procedimento penale o l'emissione di un nuovo titolo cautelare. Possono essere considerate per l'aggravamento della misura già in esecuzione.
In tema di atti persecutori, nel caso di contestazione "aperta", le condotte successive costituiscono la prosecuzione dello stesso reato, sicché, in sede cautelare, esse potranno essere valutate ai fini dell'aggravamento della misura già in esecuzione, senza necessità di iscrizione di un nuovo procedimento penale e la emissione di un altro titolo cautelare. (In motivazione, la Corte ha precisato che, diversamente, in caso di contestazione "chiusa", i fatti successivi devono confluire in una contestazione suppletiva o in una nuova iscrizione).
Questa massima è di grande rilievo: se l'accusa di stalking è formulata in modo "aperto", nuovi atti persecutori sono visti come continuazione del medesimo reato. Ciò consente al giudice di aggravare rapidamente la misura cautelare in atto (es. da divieto di avvicinamento agli arresti domiciliari), senza le lungaggini di un nuovo iter giudiziario. L'obiettivo è garantire una risposta immediata ed efficace al persistere del pericolo per la vittima. Se, invece, la contestazione è "chiusa", i fatti successivi richiederanno una contestazione suppletiva o un nuovo procedimento penale.
La pronuncia della Cassazione ha ricadute significative. Per le vittime, offre maggiore garanzia di protezione: la possibilità di un aggravamento immediato delle misure cautelari senza lungaggini infonde fiducia e può fungere da deterrente. Per gli operatori del diritto, evidenzia l'importanza strategica della formulazione dell'imputazione. Una "contestazione aperta" garantisce maggiore flessibilità e reattività nell'applicazione e nell'aggravamento delle misure cautelari, rivelandosi uno strumento più agile ed efficace nella lotta contro lo stalking. Questo orientamento si allinea con le direttive europee e la Convenzione di Istanbul, che promuovono misure efficaci contro la violenza di genere. La Sentenza n. 23201/2025 è un tassello fondamentale nella giurisprudenza sugli atti persecutori, rafforzando gli strumenti per una tutela più rapida ed efficace delle vittime, dimostrando l'impegno costante del nostro sistema legale nella protezione dei diritti fondamentali.