Inquinamento Atmosferico e Impianti di Depurazione: La Sentenza 24717 del 2025 della Cassazione sull'Inderogabilità Ambientale

La tutela dell'ambiente rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro ordinamento giuridico, un valore costituzionale di primaria importanza che si traduce in un complesso sistema di norme e responsabilità. In questo contesto, la recente sentenza n. 24717 del 2025 della Corte di Cassazione offre un chiarimento significativo, ribadendo l'inderogabilità della normativa ambientale anche di fronte a situazioni di urgenza nell'affidamento di servizi pubblici essenziali, come la depurazione delle acque. Una pronuncia che rafforza il principio secondo cui la salute del nostro pianeta e dei suoi abitanti non può essere sacrificata nemmeno in nome della celerità amministrativa.

La vicenda giudiziaria ha visto protagonista un soggetto privato, il signor B. S., aggiudicatario di un servizio pubblico di depurazione affidatogli con procedura di somma urgenza, ai sensi dell'allora vigente art. 163 del D.Lgs. 18 aprile 2006, n. 50 (oggi sostituito dall'art. 140 del D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, ma con principi analoghi). Il nodo cruciale era la gestione di un impianto comunale privo della necessaria autorizzazione alle emissioni in atmosfera. La questione che si poneva alla Suprema Corte era se l'urgenza nell'affidamento del servizio potesse giustificare la mancanza di tale autorizzazione, escludendo la configurabilità del reato.

La Contravvenzione Ambientale e il D.Lgs. 152/2006

Il cuore della questione risiede nell'applicazione dell'art. 279 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, noto come Testo Unico Ambientale (TUA). Questa disposizione sanziona penalmente le condotte che comportano emissioni in atmosfera senza la prescritta autorizzazione o in violazione delle prescrizioni contenute in essa. L'inquinamento atmosferico è un problema di vasta portata, con ripercussioni dirette sulla salute umana e sugli ecosistemi, ed è per questo che la normativa è particolarmente stringente.

Nel caso in esame, il signor B. S. era stato chiamato a rispondere della contravvenzione proprio per aver gestito l'impianto di depurazione senza l'autorizzazione richiesta. La sua difesa si basava sull'argomento che l'affidamento del servizio in somma urgenza, una procedura eccezionale prevista per far fronte a situazioni impellenti, avrebbe dovuto escludere o attenuare la sua responsabilità, rendendo inesigibile il rispetto immediato di tutte le normative ambientali.

Urgenza Amministrativa vs. Tutela Costituzionale dell'Ambiente

La Corte di Cassazione, Sezione III Penale, con la sentenza n. 24717 del 2025, ha rigettato questa tesi, confermando la condanna. Il principio espresso è di fondamentale importanza e merita un'attenta riflessione:

Integra la contravvenzione prevista dall'art. 279 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, la condotta del privato, aggiudicatario del servizio pubblico di depurazione affidatogli in somma urgenza ex art. 163 d.lgs. 18 aprile 2006, n. 50, che gestisca un impianto comunale in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera, posto che nessuna esigenza, ivi compresa quella dell'urgenza nei contratti pubblici, consente deroghe alla normativa posta a tutela dell'ambiente, avente valore costituzionale assoluto e primario, sicché non risulta configurabile la speciale causa di non punibilità prevista dall'art. 191 d.lgs. n. 152 del 2006.

Questa massima cristallizza un concetto chiave: la tutela dell'ambiente non ammette eccezioni. Anche quando l'amministrazione pubblica si trova nella necessità di affidare un servizio con procedure d'urgenza, tale urgenza non può mai giustificare la violazione delle norme poste a salvaguardia dell'ambiente. La Suprema Corte ha richiamato il

Studio Legale Bianucci