Il processo penale è un meccanismo complesso, in cui ogni elemento probatorio riveste un'importanza cruciale per l'accertamento della verità. Tra le figure che contribuiscono a fare luce su aspetti tecnici specifici, il consulente tecnico d'ufficio (CTU) o di parte (CTP) svolge un ruolo fondamentale. Ma cosa accade quando un evento imprevedibile, come il decesso del consulente, interviene prima che la sua relazione possa essere pienamente discussa in dibattimento? È a questa delicata questione che la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 31764 del 23 settembre 2025 (udienza del 10 luglio 2025), ha fornito una risposta chiara, consolidando un importante principio in materia di acquisizione della prova.
Nel contesto del diritto processuale penale italiano, la consulenza tecnica è uno strumento essenziale per supportare il giudice nella comprensione di fatti che richiedono specifiche competenze scientifiche, tecniche o artistiche. La relazione del consulente, sebbene non vincolante per il giudice, rappresenta una fonte di prova di grande peso. La regola generale prevede che il consulente debba essere sentito in dibattimento, affinché le parti possano porre domande e chiarire ogni aspetto della sua perizia, garantendo così il contraddittorio e la piena formazione della prova in presenza del giudice.
Il caso esaminato dalla Suprema Corte, presieduta da V. M. e con estensore T. A., riguarda una fattispecie in cui il consulente tecnico è deceduto nel corso del procedimento. Inizialmente, la Corte d'Appello di Potenza aveva dichiarato l'inutilizzabilità della relazione perché confluita nel fascicolo per il dibattimento senza l'accordo delle parti, disponendo l'audizione del consulente. Tuttavia, a seguito del suo decesso, si è posta la questione dell'acquisizione dell'elaborato. La Cassazione ha ritenuto corretta la successiva decisione della Corte d'Appello di acquisire la relazione, basandosi sul principio che la morte del consulente rappresenta una circostanza imprevedibile che rende l'atto non ripetibile.
In tema di letture dibattimentali, la morte del consulente tecnico nelle more del giudizio costituisce una circostanza imprevedibile che consente l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento della sua relazione. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'appello che, dichiarata l'inutilizzabilità della relazione perché confluita nel fascicolo per il dibattimento senza l'accordo delle parti e disposta, quindi, l'audizione del consulente, ha poi ordinato l'acquisizione dell'elaborato a seguito del decesso di quest'ultimo).
Questa massima è di fondamentale importanza. Essa chiarisce che, sebbene la regola sia l'esame orale del consulente, la legge deve prevedere delle eccezioni per far fronte a situazioni eccezionali e non prevedibili. Il decesso del consulente rende impossibile la sua audizione, trasformando la sua relazione in un atto “non ripetibile” nella sua forma originale. In tali circostanze, l'ordinamento giuridico, in ossequio ai principi di economia processuale e di ricerca della verità, consente l'acquisizione della relazione al fascicolo per il dibattimento, garantendo che un elemento probatorio di valore non vada perduto.
La decisione della Cassazione si fonda sull'interpretazione dell'articolo 512 del Codice di Procedura Penale, che disciplina le letture di atti non ripetibili. Questo articolo consente l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti compiuti durante le indagini preliminari o l'udienza preliminare, quando la loro ripetizione è diventata impossibile per cause imprevedibili. La giurisprudenza ha da tempo affrontato casi analoghi, come dimostrato dalle Massime precedenti conformi (N. 46080 del 2018) e altre decisioni che hanno delineato i confini di questa eccezione. Questo approccio garantisce che il processo non si blocchi di fronte a eventi inattesi, bilanciando il diritto al contraddittorio con la necessità di una giustizia efficiente.
La Sentenza n. 31764 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un importante punto di riferimento per la gestione delle prove nel processo penale. Essa ribadisce la flessibilità dell'ordinamento giuridico nel far fronte a situazioni impreviste, assicurando che la ricerca della verità processuale non sia ostacolata da eventi straordinari. Per gli operatori del diritto, questa pronuncia offre chiarezza e certezza, delineando con precisione i casi in cui la relazione di un consulente tecnico, pur in assenza della sua deposizione orale, può essere legittimamente acquisita e valutata dal giudice. Un principio che rafforza la capacità del sistema giudiziario di adattarsi e di garantire una giustizia equa ed efficace, anche di fronte all'imprevedibilità della vita.