La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29336 dell'8 luglio 2025, ha ribadito un principio fondamentale per la regolarità del processo penale: l'abnormità funzionale. Questa pronuncia chiarisce i limiti del potere del giudice di trasmettere gli atti al Pubblico Ministero, tutelando la corretta progressione del procedimento e i diritti dell'imputato.
Il caso ha coinvolto D. Z. Il Tribunale di Roma, impossibilitato ad accertare il reato presupposto del riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e non potendo riqualificare il delitto, aveva disposto la regressione del procedimento. Aveva cioè restituito gli atti al P.M. N. L. per nuove indagini e formulazioni, anziché pronunciarsi sull'accusa originaria.
La Suprema Corte ha censurato tale decisione come "affetta da abnormità funzionale". Il giudice, infatti, ha il dovere di decidere sull'imputazione. L'art. 521, comma 2, c.p.p. consente la trasmissione degli atti per nuove contestazioni, ma non può essere usata per evitare una decisione sul fatto originario. Questo viola i principi di economia e giusto processo, dilatando i tempi e mantenendo l'imputato in incertezza.
E' affetto da abnormità funzionale il provvedimento con cui il giudice, ai fini dell'eventuale contestazione di ulteriori ipotesi di reato, ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero, ex art. 521, comma 2, cod. proc. pen., senza pronunciarsi in ordine al fatto originariamente contestato. (In applicazione del principio, la Corte ha censurato l'ordinanza del tribunale che, verificata l'impossibilità di accertare il reato presupposto del contestato riciclaggio e ritenuto di non poter diversamente qualificare tale delitto, aveva disposto la regressione del procedimento per ulteriori approfondimenti ed eventuali nuove formulazioni di reato).
La massima è chiara: il giudice non può usare la facoltà di trasmettere gli atti al P.M. per nuove contestazioni come pretesto per non decidere sull'accusa principale. Se il reato originario non è provato, la conseguenza è l'assoluzione. Un rinvio per "ulteriori approfondimenti" prolungherebbe ingiustificatamente il processo, ledendo il diritto dell'imputato a una decisione chiara e tempestiva.
La sentenza 29336/2025 rafforza un orientamento giurisprudenziale a tutela delle garanzie processuali. È cruciale per:
La decisione della Cassazione n. 29336/2025 è un monito importante: il giudice, pur potendo segnalare nuove indagini, non può sottrarsi al dovere di decidere sull'imputazione originaria. Un provvedimento difforme sarà abnorme funzionalmente e annullato senza rinvio. Questo principio è un pilastro per un processo penale trasparente e definito, nel rispetto dei diritti fondamentali di ogni cittadino.