False Dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria: la Cassazione (n. 26359/2025) sulla Competenza Territoriale

Il sistema giudiziario si fonda sulla fiducia nella veridicità delle informazioni fornite dalle parti. Qualsiasi alterazione della realtà, specialmente se contenuta in atti destinati all'autorità giudiziaria, mina le fondamenta di tale fiducia e può avere gravi conseguenze. In questo contesto, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26359 del 18/07/2025 (depositata il 18/07/2025), ha offerto un chiarimento fondamentale in merito alla determinazione della competenza territoriale per i reati di false dichiarazioni o attestazioni. Un tema che, come vedremo, riveste un'importanza cruciale per l'efficacia dell'azione penale.

La Natura del Reato di False Dichiarazioni e il suo Perfezionamento

Prima di addentrarci nelle specificità della pronuncia, è essenziale comprendere la natura del reato in questione. Il riferimento è alle condotte di chi rilascia false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria, un illecito che il nostro ordinamento, in particolare l'articolo 374-bis del Codice Penale, sanziona severamente. La Cassazione, nella sentenza n. 26359/2025, ribadisce un principio consolidato: si tratta di un "reato di pericolo". Ciò significa che non è necessario che si verifichi un danno effettivo alla giustizia, ma è sufficiente che la condotta crei una situazione di rischio o pregiudizio potenziale per l'amministrazione della giustizia.

Il momento in cui il reato si perfeziona è cruciale. La Corte specifica che, qualora la destinazione dell'atto all'autorità giudiziaria sia chiara e univoca dal tenore oggettivo del documento stesso, il reato si considera perfezionato già con la sua formazione. Diversamente, se tale destinazione non emerge in modo esplicito, il perfezionamento avviene nel momento in cui il documento viene effettivamente destinato all'autorità giudiziaria, tipicamente con la sua produzione o presentazione.

Competenza Territoriale: Quando la Condotta si Protrae

La questione più delicata affrontata dalla sentenza n. 26359 del 2025 riguarda l'individuazione del luogo di consumazione del reato, aspetto dirimente per stabilire la competenza territoriale del giudice. Il principio generale di cui all'articolo 8 del Codice di Procedura Penale stabilisce che la competenza spetta al giudice del luogo in cui il reato è stato consumato. Ma cosa succede quando la condotta illecita non si esaurisce in un singolo atto o in un unico momento, bensì si protrae nel tempo o in luoghi diversi?

È proprio su questo punto che la Suprema Corte interviene con una precisazione di grande rilevanza:

In tema di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria - che è reato di pericolo, il quale, qualora la destinazione dell'atto all'autorità giudiziaria risulti in modo specifico e univoco dal tenore oggettivo dell'atto, si perfeziona con la sola formazione della falsa documentazione o, qualora tale circostanza non emerga, con la destinazione che si è inteso dare al documento, rilevabile dalla produzione dello stesso all'autorità giudiziaria -, nel caso in cui la condotta dell'agente sia proseguita anche dopo il perfezionamento del reato, il luogo di consumazione del delitto deve essere individuato in quello interessato dall'ulteriore condotta idonea a integrare la fattispecie.

Questa massima chiarisce che, anche se il reato si è già perfezionato (ad esempio, con la creazione del documento falso), se l'agente (l'imputato S. P.M. L. M. F., nel caso specifico della sentenza) continua a porre in essere azioni che rientrano nella fattispecie criminosa, il luogo di consumazione non sarà necessariamente quello del primo atto, ma quello dove si manifesta l'ultima o l'ulteriore condotta rilevante. Questo principio è fondamentale per evitare che un imputato possa sfuggire alla giustizia adducendo un luogo di consumazione "originario" quando la sua azione fraudolenta si è poi estesa altrove. La Corte d'Appello di Firenze, nel caso esaminato dalla Cassazione, aveva dichiarato inammissibile un ricorso, e la Suprema Corte ha confermato l'importanza di questa interpretazione.

Aspetti Chiave della Sentenza 26359/2025:

  • Reato di pericolo: Il reato si configura per il solo rischio di danno alla giustizia, non per il danno effettivo.
  • Perfezionamento: Avviene con la formazione dell'atto falso (se la destinazione è palese) o con la sua produzione all'autorità.
  • Competenza territoriale: Se la condotta prosegue, il luogo di consumazione si sposta dove si verifica l'ulteriore azione idonea a integrare il reato.
  • Rilevanza della condotta successiva: La sentenza sottolinea l'importanza di considerare l'intera evoluzione della condotta illecita.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La sentenza n. 26359 del 2025 della Corte di Cassazione, presieduta da A. E. e con relatore ed estensore G. E. A., rappresenta un importante orientamento per l'applicazione delle norme sulla competenza territoriale in materia penale. Essa rafforza il principio secondo cui la giustizia deve essere in grado di perseguire efficacemente i reati, anche quando le condotte illecite si manifestano in più luoghi o in momenti successivi al primo perfezionamento. Questo approccio garantisce una maggiore flessibilità nell'individuazione del foro competente, rendendo più difficile per i responsabili di tali condotte eludere le proprie responsabilità.

Per i professionisti del diritto e per chiunque si trovi ad affrontare situazioni simili, è cruciale tenere presente che l'analisi della condotta deve essere completa e dinamica, abbracciando ogni fase dell'azione delittuosa. Solo così si potrà assicurare che il processo si svolga dinanzi al giudice più idoneo a valutare l'intera portata del fatto criminoso, tutelando al meglio gli interessi della giustizia e della collettività.

Studio Legale Bianucci