Canone RAI e riparto di giurisdizione: l'Ordinanza n. 29608/2025 delle Sezioni Unite

La complessa ragnatela delle competenze giurisdizionali in Italia riserva spesso questioni di notevole interesse pratico e teorico, specialmente quando si tratta di rapporti economici tra soggetti concessionari di servizi pubblici e lo Stato. Un caso emblematico è quello affrontato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 29608 del 10 novembre 2025. Al centro della controversia vi è la pretesa della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, la R.A.I., di vedersi riconosciuto l'intero canone di abbonamento per l'anno 2014, contestando la riduzione disposta per legge.

Il contesto normativo e la riduzione del canone

La vicenda trae origine dall'applicazione dell'articolo 21, comma 4, del Decreto Legge n. 66 del 2014 (convertito con modificazioni dalla Legge n. 89 del 2014), che ha previsto una decurtazione delle somme destinate alla concessionaria per l'anno 2014. La concessionaria ha agito in giudizio contestando tale riduzione e sollevando dubbi di legittimità costituzionale sulla norma stessa. La questione fondamentale sottoposta alle Sezioni Unite riguardava l'individuazione del giudice munito di giurisdizione: si tratta di una controversia devoluta al Giudice Ordinario (G.O.) o al Giudice Amministrativo (G.A.)? La difesa è stata affidata al noto avvocato M. L., che ha sostenuto le ragioni della concessionaria.

La decisione delle Sezioni Unite e la massima

Le Sezioni Unite hanno confermato la giurisdizione del giudice ordinario, respingendo il ricorso dell'Avvocatura Generale dello Stato e allineandosi ai propri precedenti orientamenti. Di seguito viene riportata la massima della decisione:

La domanda proposta dalla R.A.I. al fine di vedersi riconosciuto per intero il canone, anche per l'anno 2014, appartiene alla giurisdizione del g.o., dal momento che esso rientra tra i 'corrispettivi' di cui all'art. 133, comma 1, lett. c, c.p.a., e la relativa decurtazione, per l'anno in discorso, discende da una norma di legge (l'art. 21, comma 4, del d.l. n. 66 del 2014) della quale si deduce l'illegittimità costituzionale, e non già da un provvedimento amministrativo di natura discrezionale.

Questo principio è di fondamentale importanza poiché distingue chiaramente le situazioni in cui la Pubblica Amministrazione agisce tramite provvedimenti autoritativi e discrezionali da quelle in cui l'effetto giuridico deriva direttamente da una fonte primaria, ossia la legge. Nel caso di specie, la riduzione del canone non è stata determinata da una scelta discrezionale della P.A., bensì da un preciso precetto legislativo del quale si deduceva l'incostituzionalità.

Perché la controversia spetta al Giudice Ordinario?

La Suprema Corte ha basato la sua decisione su alcuni punti chiave:

  • La natura del canone come corrispettivo: Il canone di abbonamento rientra tra i 'corrispettivi' legati alla concessione di servizi pubblici ai sensi dell'articolo 133, comma 1, lettera c, del Codice del Processo Amministrativo (c.p.a.), per i quali la giurisdizione esclusiva del G.A. è limitata, lasciando al G.O. le controversie meramente patrimoniali.
  • Assenza di potere discrezionale: La decurtazione contestata non deriva da un atto amministrativo espressione di potere discrezionale della P.A., bensì dall'applicazione diretta di una norma di legge. Di conseguenza, non vi è alcun provvedimento amministrativo da annullare, ma un diritto soggettivo patrimoniale da tutelare.
  • Sindacato di costituzionalità: Il giudice ordinario ha il pieno potere di vagliare la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della legge e, eventualmente, rimettere gli atti alla Corte Costituzionale.

Conclusioni sulla portata della pronuncia

In conclusione, l'ordinanza n. 29608/2025 ribadisce un confine netto nel riparto di giurisdizione. Quando la controversia verte su diritti soggettivi di natura patrimoniale (come il diritto al percepimento del canone nella sua interezza) e la lesione lamentata deriva direttamente da una norma di legge anziché da un provvedimento discrezionale dell'amministrazione, la tutela giurisdizionale deve essere richiesta dinanzi al Giudice Ordinario. Questa pronuncia offre un importante punto di riferimento per i professionisti del settore e per le società concessionarie di pubblici servizi nel determinare la corretta via giudiziale da intraprendere.

Studio Legale Bianucci