Il diritto dei docenti a tempo determinato alla “carta del docente” è stato oggetto di un vasto contenzioso. Inizialmente riservata ai docenti di ruolo, la giurisprudenza ha riconosciuto l'illegittimità della disparità, ma spesso sono emerse complesse questioni procedurali, in particolare sulla competenza territoriale. L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 16005 del 15 giugno 2025 (Rv. 675598-01) interviene con una pronuncia fondamentale, offrendo chiarezza e uniformità.
Le controversie nel pubblico impiego, specie per docenti con contratti a termine in sedi diverse, pongono la questione della competenza territoriale. La Cassazione, con la Presidente D. P. A. e l'estensore F. I., ha esaminato questo interrogativo nel giudizio tra N. T. A. e M., sul diritto alla carta del docente per i precari. Il principio generale (artt. 45 e 413 c.p.c.) radica la competenza dove il lavoratore presta servizio. Tuttavia, per i docenti a tempo determinato, con contratti brevi e sedi variabili, tale principio non era lineare, potendo frammentare le controversie o attivare il criterio residuale ex art. 413, comma 7, c.p.c.
In tema di controversie relative al pubblico impiego, il principio per il quale, in caso di utilizzazione temporanea del dipendente presso altro ufficio appartenente alla medesima P.A., la competenza per territorio va determinata con riguardo al luogo in cui il lavoratore presta effettivamente servizio al momento del deposito del ricorso, si applica anche ai giudizi relativi al diritto del docente a tempo determinato a fruire della cd. carta docente alle medesime condizioni dei docenti a tempo indeterminato, in quanto, pur venendo in rilievo una serie di contratti a termine intrattenuti presso istituti ricadenti in diversi ambiti territoriali - astrattamente suscettibili di radicare la competenza di giudici diversi ovvero di far scattare il criterio residuale ex art. 413, comma 7, c.p.c. -, l'oggetto della controversia giustifica l'unitaria considerazione di tali contratti per valorizzare la continuità fra quelli cessati e quello in essere al momento del deposito della domanda, al fine di sostanziare il presupposto dell'attualità dell'inserimento nel sistema scolastico, necessario per l'accoglimento della richiesta di adempimento in forma specifica.
La massima è il cuore della decisione, offrendo una soluzione pratica e garantista. La Cassazione stabilisce che, anche con numerosi contratti precari in diverse sedi, il giudice competente per la causa sulla carta del docente è quello del luogo in cui il docente presta servizio al momento del ricorso. Non contano le sedi passate. L'elemento cruciale è la “continuità” dell'inserimento nel sistema scolastico, che giustifica una visione unitaria dei contratti a termine, evitando che la frammentazione amministrativa complichi il processo a danno del lavoratore. Questo approccio facilita l'esercizio del diritto e previene inutili complessità giurisdizionali, focalizzandosi sull'attualità del rapporto.
L'Ordinanza n. 16005/2025 ha ricadute concrete per migliaia di docenti precari. Punti chiave:
La Legge 107/2015, art. 1, comma 121, ha istituito la carta del docente. Sebbene per i soli docenti di ruolo, la giurisprudenza ha esteso il diritto anche ai precari per evitare disparità ingiustificate. L'Ordinanza consolida tale tutela.
L'Ordinanza n. 16005/2025 della Cassazione è un tassello importante per la tutela dei diritti dei docenti precari. Chiarificando la competenza territoriale, la Suprema Corte semplifica l'accesso alla giustizia e garantisce effettività al diritto alla carta del docente. Questa pronuncia ribadisce l'attenzione della giurisprudenza alla sostanza del rapporto lavorativo e alla protezione del dipendente, superando rigidità formali. Per i docenti precari, significa una strada più chiara per far valere i propri diritti, con la giustizia amministrata nel luogo del loro attuale impegno professionale.