Il principio di legalità è cardine. Ma cosa succede se l'interpretazione giudiziaria di una norma penale muta, rendendo una condotta prima lecita ora punibile? Questo "overruling in malam partem" è stato affrontato dalla Cassazione nella Sentenza n. 30516 del 12 giugno 2025. La pronuncia chiarisce i limiti per l'esclusione della colpevolezza, con focus sui reati informatici.
La Suprema Corte (Presidente R. Pezzullo, Relatore M. Brancaccio) ha stabilito che un mutamento giurisprudenziale sfavorevole può escludere la colpevolezza. Le condizioni:
Questo tutela il cittadino dall'imprevedibilità (art. 25 Cost., art. 7 CEDU).
La sentenza n. 30516/2025 offre questa importante massima:
Costituisce causa di esclusione della colpevolezza il mutamento di giurisprudenza "in malam partem", nel caso in cui l'imputato, al momento del fatto, poteva fare affidamento su una regola giurisprudenziale stabilizzata, ancor più se enunciata dalle Sezioni Unite, che escludeva la rilevanza penale della condotta e non vi erano segnali, concreti e specifici, tali da indurre a prevedere che, in futuro, la giurisprudenza di legittimità avrebbe attribuito rilievo a quella condotta, rivedendo il precedente orientamento in senso peggiorativo. (Fattispecie in tema di accesso abusivo ad un sistema informatico in cui la Corte ha escluso la sussistenza di un "overruling in malam partem" in relazione a un fatto commesso da soggetto abilitato all'accesso successivamente a Sez. U, Casani, - secondo cui non rilevano gli scopi se l'accesso è effettuato da soggetto abilitato - profilandosi, già all'epoca, decisioni che, pur allineandosi al principio di diritto affermato da tale pronuncia, ritenevano censurabili, come successivamente ritenuto da Sez. U, Savarese, anche gli accessi autorizzati che superavano, su un piano oggettivo, le regole e i limiti stabiliti per l'accesso medesimo).
Nel caso dell'imputato P., accusato di "accesso abusivo ad un sistema informatico" (art. 615-ter c.p.), la Corte ha escluso l'operatività dell'overruling. Sebbene l'interpretazione "Casani" (2012) limitasse la punibilità per accessi di soggetti abilitati, al momento del fatto di P. già emergevano "segnali" di un'interpretazione più rigorosa. Pronunce successive iniziavano a considerare penalmente rilevanti anche gli accessi autorizzati che eccedevano oggettivamente i limiti, anticipando l'orientamento poi consolidato da "Savarese" (2017). L'affidamento di P. non era quindi incondizionato.
La sentenza n. 30516/2025 è un monito: tutela la certezza del diritto, ma evidenzia che l'evoluzione interpretativa non può essere ignorata in presenza di chiari segnali di cambiamento. Per cittadini e professionisti, ciò implica un'attenta valutazione del "diritto vivente" e delle sue potenziali evoluzioni, specie in ambiti dinamici come il diritto penale informatico. La prevedibilità della giurisprudenza resta un valore irrinunciabile.