Nel complesso panorama del processo civile, la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) riveste un ruolo cruciale, offrendo al giudice strumenti indispensabili per la risoluzione di questioni che richiedono specifiche competenze tecniche. Tuttavia, non è raro che nel corso di un giudizio emergano pareri peritali difformi, a volte frutto di più consulenze succedutesi nel tempo. Come deve comportarsi il giudice di fronte a tali contrasti? L'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 15596 dell'11 giugno 2025 fornisce un chiarimento essenziale, delineando i confini e le modalità della motivazione giudiziale in queste circostanze delicate.
La questione è emersa nel giudizio che ha visto contrapporsi le parti P. e S., e che ha trovato un primo grado di giudizio presso la Corte d'Appello di Catania, la quale aveva rigettato le istanze. Il fulcro del contendere, poi approdato in Cassazione sotto la presidenza della Dott.ssa S. A. e con l'estensore Dott. I. E., riguardava proprio la valutazione di più consulenze tecniche d'ufficio con risultati contrastanti. La Suprema Corte è stata chiamata a stabilire se e come il giudice potesse aderire a uno dei pareri, in particolare all'ultimo, senza incorrere nel vizio di motivazione.
La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 15596/2025, ha offerto un principio di diritto di grande rilevanza pratica per il foro e per i cittadini. La massima, che merita di essere letta per intero, recita:
In presenza di due successive contrastanti consulenze tecniche d'ufficio, qualora il giudice aderisca (anche senza una specifica giustificazione) al parere del consulente che ha espletato la sua opera per ultimo, va escluso il vizio di motivazione nel caso in cui il secondo parere tecnico fornisca gli elementi che consentano, su un piano positivo, di delineare il percorso logico seguito e, sul piano negativo, di escludere la rilevanza di elementi di segno contrario, siano essi esposti nella prima relazione o aliunde deducibili.
Questo significa che il giudice può legittimamente scegliere di fare proprio il parere del consulente che ha lavorato per ultimo, anche senza dover specificare in dettaglio perché tale ultima consulenza sia da preferire alle precedenti. La chiave di volta risiede, piuttosto, nella solidità intrinseca del secondo parere: esso deve essere così completo e argomentato da giustificare autonomamente la decisione, sia illustrando il proprio percorso logico, sia confutando, in modo implicito o esplicito, le conclusioni divergenti o gli elementi contrari presenti nella prima relazione o emersi da altre fonti.
La pronuncia si inserisce nel solco di consolidati principi relativi alla valutazione della prova e ai poteri del giudice, richiamando indirettamente l'art. 191 e l'art. 195 del Codice di Procedura Civile, che disciplinano l'istituto della consulenza tecnica, e l'art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c., relativo al vizio di motivazione.
L'Ordinanza chiarisce che l'adesione del giudice all'ultimo parere non è un'accettazione passiva, ma richiede che la consulenza stessa sia intrinsecamente robusta. Per escludere il vizio di motivazione, il secondo parere tecnico deve quindi soddisfare due requisiti fondamentali:
Il giudice, pur essendo il peritus peritorum, ovvero l'esperto degli esperti, non può sostituirsi al tecnico nelle specifiche competenze, ma deve attentamente vagliare la logicità e la completezza delle argomentazioni fornite, in particolare quando si trova di fronte a posizioni divergenti.
Questa pronuncia ha importanti ricadute sulla strategia processuale. Per gli avvocati, sottolinea l'importanza di un'attenta disamina delle consulenze tecniche, soprattutto in presenza di più CTU. È fondamentale che le obiezioni alla prima consulenza siano ben documentate e che la seconda consulenza, qualora venga richiesta o prodotta, sia estremamente curata nell'argomentazione, prevedendo e confutando preventivamente possibili critiche o elementi contrastanti. Per le parti, significa che la validità della prova tecnica non dipende solo dalla sua intrinseca correttezza, ma anche dalla sua capacità di resistere alle contestazioni e di fornire una motivazione completa e autosufficiente.
L'Ordinanza n. 15596/2025 della Corte di Cassazione apporta chiarezza su un aspetto cruciale della prova civile, ribadendo la centralità di una motivazione giudiziale solida, anche quando si tratta di scegliere tra pareri tecnici contrastanti. La decisione rafforza l'idea che il giudice, pur potendo aderire all'ultima perizia, debba sempre basare la propria scelta su un'analisi critica che ne attesti la fondatezza logica e la capacità di superare le obiezioni. Un principio che tutela l'equità del processo e la certezza del diritto, garantendo che le decisioni siano sempre supportate da un ragionamento trasparente e verificabile.