Nel complesso panorama del diritto penale societario, la chiarezza interpretativa delle norme è fondamentale per garantire la corretta applicazione della legge e la certezza del diritto. La Corte di Cassazione, con la sua recente Sentenza n. 27242, depositata il 24/07/2025, ha fornito un contributo significativo, delineando con maggiore precisione l'elemento soggettivo del delitto di illecita influenza sull'assemblea, previsto dall'art. 2636 del Codice Civile. Questa pronuncia è di particolare interesse per chi opera nel mondo delle imprese, dagli amministratori ai soci, fino ai consulenti legali, in quanto offre una bussola importante per orientarsi tra le insidie dei reati societari.
Il delitto di illecita influenza sull'assemblea è una fattispecie di reato volta a tutelare la trasparenza e la genuinità delle decisioni assunte dagli organi sociali, in particolare l'assemblea dei soci. L'articolo 2636 c.c. punisce chiunque, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in assemblea allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto. La sentenza in esame, che ha visto come imputato P. B. e ha annullato con rinvio una precedente decisione della Corte d'Appello di Venezia, si concentra proprio sull'elemento psicologico del reato, ovvero il dolo specifico.
Il delitto di illecita influenza sull'assemblea richiede il dolo specifico, sicché l'agente, oltre ad avere consapevolezza di determinare la maggioranza assembleare mediante atti simulati o fraudolenti, deve agire al fine di perseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto, anche di natura non patrimoniale.
Questa massima è di capitale importanza. La Cassazione ribadisce che per la configurabilità del reato non è sufficiente la mera consapevolezza di porre in essere atti simulati o fraudolenti finalizzati a influenzare l'assemblea. È necessario che l'agente agisca con l'intenzione specifica di conseguire un