Nel panorama del diritto processuale penale italiano, la tutela del diritto di difesa rappresenta un pilastro fondamentale, garantito dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali. Ogni pronuncia giurisprudenziale che incida su tale principio merita attenzione, in quanto contribuisce a definire i contorni di un processo equo e giusto. In questo contesto, la Sentenza della Corte di Cassazione n. 31769, depositata il 23 settembre 2025, si rivela di particolare interesse, offrendo importanti chiarimenti in merito alle conseguenze dell'omessa verbalizzazione delle conclusioni della difesa.
Il caso in esame, che ha visto come imputato S. D. P. e come relatore il Consigliere G. S., trae origine da una pronuncia della Corte d'Appello di Salerno del 15 novembre 2024. La questione centrale verteva sulla configurabilità di una nullità per violazione del diritto di difesa in presenza di omesse conclusioni della difesa o della loro mancata menzione nel verbale d'udienza.
Il dibattimento penale è un momento cruciale in cui le parti espongono le proprie ragioni e formulano le richieste finali. Le conclusioni della difesa, in particolare, sono essenziali per delineare la posizione dell'imputato e per indirizzare la decisione del giudice. Il Codice di Procedura Penale disciplina in modo dettagliato la redazione del verbale d'udienza (artt. 134, 135, 136 c.p.p.), prevedendo che esso debba contenere una fedele rappresentazione di quanto accaduto. L'art. 523 c.p.p., inoltre, stabilisce che, terminata l'assunzione delle prove, il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni.
La domanda che spesso sorge nella pratica forense è: cosa succede se le conclusioni della difesa, pur essendo state rassegnate, non vengono annotate nel verbale d'udienza? Questa omissione può integrare una nullità assoluta, ai sensi dell'art. 178, comma 1, lettera c) c.p.p., che riguarda l'assistenza dell'imputato e la partecipazione del suo difensore? La risposta a tale quesito ha implicazioni significative per la validità del processo e la certezza del diritto.
La Suprema Corte, con la sentenza n. 31769/2025, ha affrontato proprio questa delicata questione, giungendo a una conclusione chiara e ribadendo un orientamento consolidato. Ecco la massima che riassume il principio espresso:
Le omesse conclusioni della difesa o la loro omessa menzione nel verbale dell'udienza dibattimentale non costituiscono causa di nullità assoluta per violazione del diritto di difesa, nel caso in cui risulti che il difensore fosse presente in udienza e che gli fosse stato assicurato il pieno esercizio delle sue prerogative difensive.
Questa affermazione è di fondamentale importanza. La Cassazione, presieduta da S. B., sottolinea che l'elemento dirimente non è la mera omissione formale nel verbale, bensì l'effettiva possibilità per il difensore di esercitare il proprio ruolo. Se il difensore era presente in udienza e ha avuto la facoltà di formulare le proprie conclusioni, anche se per una svista o una mancata trascrizione non compaiono nel verbale, ciò non comporta una lesione talmente grave del diritto di difesa da determinare una nullità assoluta. Il principio cardine è, dunque, quello dell'effettività della difesa: ciò che conta è che la difesa sia stata concretamente esercitata, non solo che sia stata formalmente verbalizzata ogni sua espressione.
Questo orientamento è in linea con precedenti pronunce della stessa Corte, come la Sentenza n. 43207 del 2010 (Rv. 248824-01), che hanno sempre privilegiato la sostanza sulla forma quando si tratta di diritti fondamentali. La giurisprudenza, quindi, cerca un equilibrio tra la necessità di garantire la corretta verbalizzazione degli atti processuali e l'esigenza di evitare che mere imperfezioni formali possano inficiare l'intero processo, purché sia salvo il nucleo essenziale del diritto di difesa.
La sentenza n. 31769/2025 ha diverse implicazioni pratiche:
Questa pronuncia serve da monito per tutti gli operatori del diritto a concentrarsi sull'aspetto sostanziale della tutela dei diritti, senza tuttavia trascurare l'importanza della precisione nella redazione degli atti processuali.
La Sentenza della Corte di Cassazione n. 31769/2025 rappresenta un importante tassello nella costruzione di un sistema processuale penale che sappia bilanciare le esigenze di forma con quelle di sostanza. Essa conferma che il diritto di difesa, pur essendo sacro, non può essere strumentalizzato da mere carenze formali, a patto che l'esercizio effettivo di tale diritto sia stato assicurato. Questo approccio garantisce che la giustizia possa procedere con maggiore efficienza, senza che la tutela dei diritti fondamentali venga compromessa. Per avvocati e imputati, ciò significa che l'attenzione deve essere sempre rivolta alla concreta partecipazione e all'esercizio delle facoltà difensive, più che alla sola impeccabilità formale della loro trascrizione.