Nel dibattito sulle imposte locali, la determinazione dei valori imponibili delle aree edificabili è spesso contestata. I Comuni stabiliscono valori tramite delibere, ma sono vincolanti? La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 15994 del 15 giugno 2025 (riferita a una decisione della Commissione Tributaria Regionale di Brescia del 15 giugno 2021, parti M. contro C.), ha chiarito che i valori comunali non sono assoluti.
L'art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997 permette ai Comuni di fissare valori venali. Queste delibere limitano l'accertamento se l'imposta è versata su un valore non inferiore. La Cassazione le ha però equiparate a "fonti di presunzione" (simili al "redditometro"), rendendole contestabili.
In tema di ICI, le delibere con le quali il consiglio comunale, ex art. 52 del d.lgs. n. 446 del 1997, determina periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili hanno la finalità di limitare il potere di accertamento dell'ente territoriale qualora l'imposta sia versata sulla base di un valore non inferiore a quello indicato in dette delibere che, pertanto, sono fonti di presunzione analoghe al cd. redditometro, sicché ammettono la prova contraria, con l'ulteriore conseguenza che, se il giudice ritiene dimostrato che ad un'area edificabile non può essere attribuito il valore individuato dal Comune, può disattenderlo e procedere ad un'autonoma stima utilizzando i parametri di legge.
La massima chiarisce il diritto del contribuente di fornire una "prova contraria" (art. 2727 C.C.) per dimostrare un valore reale dell'area diverso da quello presunto dal Comune.
Questa Ordinanza è cruciale per i contribuenti che contestano accertamenti ICI/IMU basati su valori comunali eccessivi. La prova contraria è una garanzia irrinunciabile. Agisci con prontezza e affidati a consulenza qualificata. Contattaci per supporto.