Competenza del Giudice del Lavoro per danni ai congiunti: l'Ordinanza della Cassazione 9972/2025

Nel panorama del diritto del lavoro e della responsabilità civile, la questione della competenza giurisdizionale riveste un'importanza fondamentale, soprattutto quando si tratta di casi delicati come gli infortuni mortali sul lavoro. La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 9972 del 16 aprile 2025, ha fornito un chiarimento essenziale riguardo alla competenza per le domande di risarcimento danni proposte dai congiunti di un lavoratore deceduto a seguito di un infortunio. Questa pronuncia, che ha rigettato un ricorso contro una decisione della Corte d'Appello di Palermo del 20 ottobre 2023, è un faro per comprendere meglio i confini tra la giurisdizione del giudice del lavoro e quella del giudice ordinario, in base alla natura del diritto fatto valere.

La distinzione cruciale: 'Jure Proprio' vs. 'Jure Hereditario'

Il cuore della questione affrontata dalla Suprema Corte risiede nella differenza tra la domanda di risarcimento danni avanzata 'jure proprio' e quella 'jure hereditario'. Quando un lavoratore subisce un infortunio mortale, i suoi congiunti possono agire in giudizio per ottenere un risarcimento. Tuttavia, la natura di questa azione determina la competenza del giudice.

  • La domanda 'jure hereditario' si ha quando i congiunti agiscono in qualità di eredi del lavoratore deceduto, subentrando nella posizione giuridica del loro dante causa. In questo caso, essi fanno valere la responsabilità contrattuale del datore di lavoro nei confronti del lavoratore stesso, derivante dal contratto di lavoro. Tradizionalmente, tali controversie rientrano nella competenza del giudice del lavoro, ai sensi dell'art. 409 c.p.c., trattandosi di diritti derivanti dal rapporto di lavoro.
  • Al contrario, la domanda 'jure proprio' è quella in cui i congiunti agiscono per un danno che hanno subito direttamente e autonomamente a causa della morte del loro congiunto. Non si tratta di subentrare nella posizione del defunto, ma di far valere un proprio diritto al risarcimento. Questo tipo di danno, spesso di natura morale o patrimoniale (come la perdita del sostentamento), trova la sua fonte nella responsabilità extracontrattuale, ovvero nell'illecito civile di cui all'art. 2043 del Codice Civile. L'articolo 2043 c.c. stabilisce il principio generale del 'neminem laedere', ovvero l'obbligo per chiunque cagioni un danno ingiusto con dolo o colpa di risarcirlo.

È proprio su questa seconda ipotesi che l'Ordinanza della Cassazione si concentra, delineando con chiarezza le conseguenze in termini di competenza.

La Massima della Cassazione: un punto fermo sulla competenza

Esula dalla competenza per materia del giudice del lavoro e resta devoluta alla cognizione del giudice competente secondo il generale criterio del valore la domanda di risarcimento dei danni proposta dai congiunti del lavoratore deceduto non 'jure hereditario', per far valere la responsabilità contrattuale del datore di lavoro nei confronti del loro dante causa, bensì 'jure proprio', quali soggetti che dalla morte del loro congiunto hanno subìto danno e, quindi, quali portatori di un autonomo diritto al risarcimento che ha la sua fonte nella responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c.

Questa massima è di fondamentale importanza. La Corte, presieduta dal Dott. G. Travaglino e con relatore ed estensore la Dott.ssa I. Ambrosi, stabilisce inequivocabilmente che se i congiunti di un lavoratore deceduto per infortunio sul lavoro chiedono il risarcimento dei danni (patrimoniali e morali) non in quanto eredi (e quindi non per far valere la responsabilità contrattuale del datore di lavoro verso il defunto), ma in quanto soggetti che hanno subito un danno proprio e autonomo, allora la competenza non è del giudice del lavoro. In questi casi, la controversia ricade sotto la giurisdizione del giudice ordinario, che valuterà la competenza in base al valore della domanda, come previsto dalle norme generali del Codice di Procedura Civile (artt. 10 e 14 c.p.c.).

Questo principio ribadisce che la competenza per materia del giudice del lavoro è strettamente legata alla natura del rapporto di lavoro e alle pretese che da esso derivano. Quando la pretesa risarcitoria si fonda su un diritto autonomo dei congiunti, radicato nella responsabilità extracontrattuale per un illecito (la morte del congiunto), tale legame viene meno, e la controversia si sposta nell'alveo della giustizia ordinaria.

Implicazioni pratiche e riferimenti normativi

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono significative per chiunque intenda agire in giudizio per ottenere un risarcimento a seguito di un infortunio mortale sul lavoro. È essenziale che l'azione sia correttamente qualificata fin dall'inizio per evitare errori sulla competenza, che potrebbero comportare ritardi e oneri aggiuntivi. L'art. 38 c.p.c., richiamato tra i riferimenti normativi, disciplina proprio la rilevabilità del difetto di competenza, anche d'ufficio, rendendo cruciale la corretta individuazione del giudice sin dalle prime fasi del processo.

La pronuncia si allinea a precedenti orientamenti della stessa Cassazione, come l'Ordinanza n. 907 del 2018 (Rv. 647127-01), che già aveva tracciato questa distinzione. Il riferimento all'art. 2043 c.c. è il perno della decisione, evidenziando come la tutela dei congiunti per il danno proprio si inserisca nel più ampio sistema della responsabilità civile aquiliana, distinta da quella contrattuale.

Conclusioni e orientamenti futuri

L'Ordinanza n. 9972 del 2025 della Corte di Cassazione offre un chiarimento prezioso e una guida pratica per avvocati e cittadini. Ribadisce che la competenza del giudice del lavoro non è illimitata, ma circoscritta alle controversie che trovano la loro origine nel rapporto di lavoro. Le domande di risarcimento danni proposte 'jure proprio' dai congiunti di un lavoratore deceduto, basate sulla responsabilità extracontrattuale del datore di lavoro ai sensi dell'art. 2043 c.c., devono essere presentate al giudice ordinario, la cui competenza sarà determinata in base al valore della causa. Questa distinzione, sebbene possa apparire tecnica, è fondamentale per garantire la corretta instaurazione del giudizio e la tutela effettiva dei diritti delle vittime e dei loro familiari, evitando lungaggini processuali e garantendo un accesso alla giustizia più efficiente.

Studio Legale Bianucci