Il diritto penale è un campo in continua evoluzione, e le questioni di competenza giudiziaria possono rivelarsi particolarmente complesse, soprattutto quando si intersecano con modifiche legislative che inaspriscono le pene. Un esempio emblematico di questa complessità è offerto dalla recente Sentenza n. 21590 del 2025 della Corte di Cassazione, che ha fatto chiarezza su un punto cruciale riguardante la violenza sessuale ai danni di minori degli anni dieci. La pronuncia, depositata il 9 giugno 2025, affronta la delicata questione di quale organo giurisdizionale sia competente a giudicare fatti commessi prima dell'entrata in vigore della Legge n. 69 del 2019, nota come "Codice Rosso", che ha profondamente modificato la cornice edittale per questi reati.
La violenza sessuale, già di per sé un reato gravissimo, assume una connotazione di particolare allarme sociale e riprovazione quando la vittima è un minore. L'articolo 609-ter del Codice Penale prevede una serie di circostanze aggravanti, tra cui, al suo ultimo comma, l'ipotesi in cui il fatto sia commesso in danno di un minore che non abbia compiuto gli anni dieci. Questa previsione riflette la massima vulnerabilità delle vittime in tenera età e la conseguente necessità di una risposta sanzionatoria più severa.
Con l'entrata in vigore della Legge 19 luglio 2019, n. 69 (il cosiddetto "Codice Rosso"), il legislatore ha inteso rafforzare ulteriormente la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, introducendo, tra le altre modifiche, un significativo aumento delle pene per alcuni reati, inclusa la violenza sessuale aggravata ai danni di minori. In particolare, l'articolo 13, comma 2, lettera b), della Legge n. 69/2019 ha innalzato la cornice edittale, comportando come effetto processuale lo spostamento della competenza per questi reati dal Tribunale in composizione collegiale alla Corte d'Assise, organo giudiziario tradizionalmente deputato ai delitti più gravi.
Tuttavia, si è posta la questione di come applicare questa nuova disciplina ai fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della Legge n. 69/2019. È qui che interviene la Suprema Corte, con la sentenza che stiamo analizzando, per dirimere un contrasto interpretativo e stabilire quale giudice debba pronunciarsi in questi casi specifici.
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 21590 del 2025, Presidente Boni Monica ed Estensore Siani Vincenzo, ha esaminato il ricorso relativo all'imputato C., confermando la decisione della Corte d'Assise di Milano sulla questione di competenza. Il cuore della decisione risiede nell'interpretazione della natura delle modifiche introdotte dal "Codice Rosso" per i fatti pregressi. La Suprema Corte ha affermato che, sebbene l'aumento sanzionatorio abbia un evidente impatto processuale (lo spostamento della competenza), esso debba essere considerato di valore essenzialmente sostanziale.
Cosa significa questa qualificazione? Nel nostro ordinamento, vige il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, sancito dall'articolo 2 del Codice Penale e dall'articolo 25 della Costituzione. Questo principio stabilisce che nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo. Sebbene le norme sulla competenza siano generalmente di natura processuale e soggette al principio tempus regit actum (il tempo regola l'atto, quindi si applica la legge vigente al momento del giudizio), la Cassazione ha ritenuto che l'aumento di pena che determina lo spostamento di competenza non possa essere applicato retroattivamente. In altre parole, l'effetto processuale (la competenza della Corte d'Assise) è strettamente legato all'effetto sostanziale (l'aumento della pena), e se quest'ultimo non può retroagire, non può farlo nemmeno il primo.
Pertanto, per i fatti di violenza sessuale aggravata su minore di dieci anni commessi prima dell'entrata in vigore della Legge n. 69 del 2019, la competenza rimane attribuita al Tribunale in composizione collegiale, e non alla Corte d'Assise. Questa interpretazione ha avuto il pregio di dirimere un contrasto giurisprudenziale, come testimoniato dalle "Massime precedenti Conformi" (N. 42465 del 2024) e "Difformi" (N. 28485 del 2024) citate nella sentenza.
In tema di violenza sessuale, competente per materia a giudicare del delitto aggravato a norma dell'art. 609-ter, ultimo comma, cod. pen., commesso in danno di un minore che non ha compiuto gli anni dieci, è, per i fatti commessi antecedentemente all'entrata in vigore dell'aumento sanzionatorio disposto dall'art. 13, comma 2, lett. b), legge 19 luglio 2019, n. 69, il tribunale in composizione collegiale, dovendosi attribuire a tale disposizione, che pur ha comportato, per i fatti successivi, l'effetto processuale dello spostamento della competenza alla corte d'assise, valore essenzialmente sostanziale.
Questa massima cristallizza il principio enunciato dalla Cassazione. In termini più semplici, la Corte ha stabilito che, anche se la legge del 2019 ha aumentato le pene per la violenza sessuale su minori di dieci anni e, di conseguenza, ha spostato la competenza ai tribunali più severi (le Corti d'Assise), questo cambiamento non può valere per i reati commessi prima che la legge entrasse in vigore. La ragione è che l'aumento di pena è una modifica "sostanziale" (cioè riguarda la punizione del reato stesso), e le leggi penali più severe non possono essere applicate "all'indietro" (retroattivamente). Di conseguenza, anche l'effetto sulla competenza del tribunale, che deriva direttamente da quell'aumento di pena, non può essere retroattivo. Questo garantisce che l'imputato sia giudicato secondo le regole di competenza che erano in vigore al momento del fatto, rispettando i principi fondamentali del nostro diritto penale.
La decisione della Suprema Corte ha diverse implicazioni pratiche e rafforza alcuni pilastri del nostro sistema giuridico:
È fondamentale sottolineare che questa pronuncia non diminuisce in alcun modo la gravità dei reati di violenza sessuale sui minori, né l'impegno dello Stato nella loro repressione e prevenzione. Al contrario, essa assicura che il processo si svolga nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e dei principi cardine del diritto penale, garantendo una giustizia equa e prevedibile, pur nella doverosa severità.
La Sentenza n. 21590 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un importante chiarimento in un ambito giuridico di grande delicatezza. Affermando la competenza del Tribunale in composizione collegiale per i reati di violenza sessuale aggravata su minori di dieci anni commessi prima dell'entrata in vigore del "Codice Rosso", la Suprema Corte ha bilanciato l'esigenza di repressione di condotte odiose con il rispetto dei principi fondamentali del diritto penale, in particolare quello di irretroattività della legge penale più sfavorevole. Questo equilibrio è essenziale per la legittimità e la credibilità del sistema giudiziario, assicurando che la giustizia sia non solo efficace, ma anche giusta e conforme ai dettami costituzionali.