Il panorama delle sostanze stupefacenti è in continua evoluzione, con nuove molecole sintetiche che sfidano costantemente il sistema legale. La recente sentenza n. 26489 della Corte di Cassazione, depositata il 21 luglio 2025, chiarisce la qualificazione giuridica dei cannabinoidi sintetici e la loro riconducibilità al Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. n. 309/1990). Una decisione fondamentale per comprendere l'approccio della giustizia italiana a queste nuove sfide.
Il caso, esaminato dalla Quarta Sezione Penale (Presidente S. D., Estensore U. B.), riguardava l'imputato A. D'A., coinvolto nell'illecita cessione di cannabinoidi sintetici, in particolare il JWH-398. La questione centrale era se una sostanza non esplicitamente tabellata, ma con struttura chimica analoga a quelle proibite, potesse configurare il reato di cui all'articolo 73 del D.P.R. n. 309/1990, che punisce la detenzione e cessione illecita di stupefacenti.
La Suprema Corte ha riaffermato un principio consolidato: una sostanza è considerata stupefacente anche se la sua struttura chimica è analoga a quella di sostanze già tabellate. Il JWH-398 è stato ricondotto alle sostanze "analoghe per struttura ai derivati del 3-(1naftoil)indolo", già presenti nella tabella I del D.P.R. n. 309 del 1990. Questa interpretazione è stata rafforzata dal D.M. 14 ottobre 2021, che ha formalmente introdotto in tabella I il cl-2201 (JWH-398), confermando esplicitamente la sua classificazione.
Integra il delitto previsto dall'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, l'illecita cessione a terzi di cannabinoidi sintetici, contenenti i principi attivi identificati con la sigla JWH-398, derivato fluorinato del JWH018, in quanto riconducibili alle sostanze "analoghe per struttura ai derivati del 3-(1naftoil)indolo", già presenti nella tabella I, allegata al d.P.R. n. 309 del 1990, come evidenziato nelle disposizioni normative di cui al d.m. 14 ottobre 2021, che introduce in tabella lo specifico denominatore cl-2201, altrimenti denominato JWH-398.
Questa massima della Cassazione stabilisce chiaramente che la cessione di cannabinoidi sintetici come il JWH-398 costituisce reato ai sensi dell'articolo 73 del D.P.R. 309/1990. La chiave è l'identificazione della sostanza tramite "struttura analoga" a quelle già tabellate. Ciò impedisce ai trafficanti di eludere la legge con lievi modifiche chimiche. Il D.M. 14 ottobre 2021, pur successivo, consolida questa interpretazione, rafforzando la certezza giuridica e la capacità di contrasto.
La sentenza n. 26489 del 2025 si allinea con precedenti importanti, come le Sezioni Unite n. 29316 del 2015, che già avevano delineato il principio dell'analogia strutturale. Questa continuità è fondamentale per:
La pronuncia della Corte di Cassazione sulla sentenza n. 26489 del 2025 è un punto fermo nella repressione delle sostanze stupefacenti. Essa riafferma l'applicabilità dell'articolo 73 del D.P.R. n. 309/1990 ai cannabinoidi sintetici come il JWH-398, grazie al principio dell'analogia strutturale. Questa decisione dimostra l'adattabilità del sistema giudiziario italiano alle nuove sfide del mercato delle droghe, garantendo tutela della salute pubblica e certezza del diritto.