Il 22 aprile 2025 la Prima Sezione penale della Corte di cassazione ha depositato la sentenza n. 15673, annullando senza rinvio il provvedimento con cui la Corte d’appello di Messina aveva deciso, in prima persona, il reclamo di un detenuto sottoposto al regime differenziato ex art. 41-bis O.P. avverso il trattenimento di alcune lettere a lui indirizzate. La Suprema Corte riconosce la violazione della competenza funzionale, rimarcando che il reclamo andava invece devoluto al Tribunale di sorveglianza, come stabilito dall’art. 18-ter, comma 5, O.P.
Il punto nodale concerne il giudice «funzionalmente» competente a conoscere dei reclami contro i provvedimenti che limitano o controllano la corrispondenza dei detenuti in 41-bis. Secondo la Cassazione, l’errore sulla competenza integra un vizio rilevabile d’ufficio in sede di legittimità ai sensi dell’art. 609, comma 2, c.p.p., con la conseguenza che non è necessario alcun rinvio: il provvedimento impugnato viene travolto in toto.
In tema di regime penitenziario differenziato di cui all'art. 41-bis ord. pen., la violazione delle norme che individuano il giudice funzionalmente competente a decidere sul reclamo avverso il provvedimento che abbia disposto limitazioni o controlli sulla corrispondenza del detenuto è rilevabile d'ufficio in sede di legittimità. (Fattispecie relativa a provvedimento di trattenimento della corrispondenza adottato dalla corte d'appello, quale "giudice che procede" ex artt. 18-ter, comma 3, lett. b), ord. pen. e 279 c.p.p., il cui reclamo era stato deciso dalla stessa corte d'appello, e non dal tribunale, come invece previsto dall'art. 18-ter, comma 5, ord. pen.).
Commento: la massima richiama un principio di immediata percezione pratica. Se il giudice che adotta il provvedimento limitativo si «trattiene» anche il potere di decidere sul reclamo, si viola la garanzia di terzietà insita nella logica del controllo giurisdizionale sui poteri amministrativi penitenziari. La Cassazione ribadisce che la giurisdizione di sorveglianza non è mero orpello, bensì presidio di legalità e di bilanciamento tra esigenze di sicurezza e diritti fondamentali del detenuto.
La pronuncia rafforza alcuni punti fermi:
Con la sentenza n. 15673/2025 la Cassazione consolida un orientamento teso a garantire la separazione fra autorità provvedente e giudice del reclamo, elemento essenziale per la tutela dei diritti del detenuto anche nei contesti di massima sicurezza. Il messaggio è chiaro: il rispetto della competenza funzionale non è un tecnicismo, ma un presidio sostanziale della legalità penale e costituzionale. Difesa e amministrazione penitenziaria sono chiamate a uniformarsi, nella consapevolezza che ogni deroga allo schema ordinario sarà sanzionata con l’annullamento d’ufficio in Cassazione.