Ottenere il riconoscimento dello status di apolide rappresenta un percorso complesso, strettamente connesso alla tutela dei diritti fondamentali della persona. Chi si trova privo di qualsiasi cittadinanza vive una condizione di forte vulnerabilità, ma l'accertamento di tale stato richiede il rispetto di rigorose regole procedurali. Con l'ordinanza n. 30414 del 18 novembre 2025, la Corte di Cassazione ha ridefinito i confini dell'onere probatorio a carico del richiedente e i doveri di cooperazione istruttoria del giudice di merito.
La vicenda esaminata trae origine dal ricorso proposto contro la decisione della Corte d'Appello di Roma, che aveva riconosciuto lo status di apolide a un cittadino nato in Georgia nel 1961. L'uomo, in seguito riconosciuto come cittadino russo, era stato successivamente privato di tale cittadinanza a causa di un provvedimento di revoca. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello con rinvio, evidenziando come i giudici di merito avessero omesso di verificare un aspetto cruciale: la concreta possibilità per l'interessato di riacquistare la cittadinanza georgiana e l'eventuale presenza di condizioni ostative, anche in considerazione dei suoi numerosi precedenti penali, con il patrocinio legale dell'avvocato S. S.
La Cassazione ha chiarito un principio cardine che regola queste controversie. Sebbene in materia di apolidia operi il principio dell'attenuazione dell'onere della prova, ciò non solleva il richiedente dall'obbligo di allegazione specifica.
Nei giudizi aventi ad oggetto il riconoscimento dello status di apolide, il richiedente è tenuto ad allegare specificamente di non possedere la cittadinanza dello Stato o degli Stati con cui intrattenga o abbia intrattenuto legami significativi e di non essere nelle condizioni giuridiche e/o fattuali di ottenerne il riconoscimento alla luce dei sistemi normativi applicabili, operando il principio dell'attenuazione dell'onere della prova ed il conseguente obbligo di cooperazione istruttoria officiosa del giudice del merito soltanto al fine di colmare lacune probatorie derivanti dalla necessità di conoscere specificamente i sistemi normativi o procedimentali riguardanti la cittadinanza negli Stati di riferimento e di assumere informazioni o svolgere approfondimenti istruttori presso le autorità competenti.
Questo principio stabilisce che la cooperazione del giudice non può tradursi in una ricerca esplorativa sostitutiva dell'inerzia della parte. Il richiedente deve indicare in modo dettagliato i motivi per cui non può ottenere la cittadinanza dei paesi con cui ha legami significativi.
Per l'accertamento dell'apolidia, l'autorità giudiziaria deve valutare attentamente diversi elementi:
In conclusione, l'ordinanza n. 30414 del 2025 della Corte di Cassazione riafferma che lo status di apolide non è una conseguenza automatica della perdita di una precedente cittadinanza. Al contrario, richiede un'analisi globale e rigorosa della situazione del richiedente, bilanciando il favor per i diritti umani con la tutela della sicurezza pubblica. Chi richiede tale status deve cooperare attivamente con la giustizia, fornendo tutti gli elementi necessari a ricostruire la propria complessa storia giuridica.