La sentenza n. 15652 della Cassazione è del 2023: fu deliberata il 21 dicembre 2022 e depositata il 13 aprile 2023. La massima considera le dichiarazioni investigative, legittimamente utilizzate per le contestazioni, quando consentono di valutare l’inattendibilità della ritrattazione resa in dibattimento.
L’art. 500, comma 2, c.p.p. permette di valutare le dichiarazioni lette per la contestazione ai fini della credibilità del teste. Questo utilizzo va distinto dall’acquisizione delle dichiarazioni come prova dei fatti narrati, per la quale restano necessari i presupposti previsti dalla legge.
La n. 26387, depositata il 18 luglio 2025, precisa che le dichiarazioni investigative utilizzate per le contestazioni e non confermate al dibattimento rilevano soltanto per la credibilità del testimone, non come riscontro o prova dei fatti. Ciò vale anche quando altri elementi rendano inattendibile la ritrattazione; la massima fa salva la provata condotta illecita prevista dall’art. 500, comma 4, c.p.p.
La rassegna ufficiale indica espressamente la n. 15652 del 2023 tra i precedenti difformi. Occorre quindi distinguere i due orientamenti e verificare nel singolo procedimento per quale scopo possano essere usate le dichiarazioni. Fonte: rassegna luglio–agosto 2025, massima Rv. 288386-01.