La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30787, depositata il 15 settembre 2025, ha fornito un'importante chiarificazione in merito al rito applicabile per il ricorso contro l'ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) che nega la restituzione di beni sottoposti a sequestro probatorio. Questa pronuncia è fondamentale per comprendere le dinamiche procedurali nel diritto penale, soprattutto alla luce delle modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 150 del 2022).
Nel corso di un procedimento penale, beni pertinenti al reato o utili per la prova possono essere sottoposti a sequestro probatorio (art. 253 c.p.p.). Questa misura cautelare reale, pur temporanea, incide sulla sfera patrimoniale dell'indagato o di terzi. L'articolo 263 c.p.p. disciplina la restituzione delle cose sequestrate, prevedendo la possibilità di chiedere al GIP la revoca del sequestro quando le esigenze probatorie cessano.
Nel caso in cui il GIP rigetti tale istanza, come avvenuto per l'imputato E. P. con ordinanza del Tribunale di Milano del 17/01/2025, la legge consente di proporre ricorso per Cassazione. La questione risolta dalla sentenza n. 30787/2025 riguardava la determinazione del rito applicabile a tale impugnazione: se dovesse seguire le forme del rito camerale "non partecipato" o quello che ammette la trattazione orale.
Il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari emessa ai sensi dell'art. 263, comma 5, cod. proc. pen., di rigetto dell'istanza di restituzione di beni sottoposti a sequestro probatorio, è deciso in camera di consiglio con le forme del rito non partecipato di cui all'art. 611, comma 1, cod. proc. pen., non rientrando il relativo procedimento tra quelli per i quali il successivo comma 1-bis - introdotto dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 - ammette la richiesta di trattazione orale piuttosto che quella scritta, che rappresenta il modulo procedimentale predefinito.
La massima della Corte di Cassazione chiarisce che il ricorso contro un'ordinanza del GIP che nega la restituzione di beni sequestrati deve essere trattato in camera di consiglio secondo l'articolo 611, comma 1, c.p.p. Ciò significa che la decisione avviene sulla base degli atti scritti, senza la partecipazione orale delle parti. La pronuncia sottolinea come tale procedimento non rientri tra le eccezioni introdotte dal comma 1-bis dello stesso articolo 611 ad opera del D.Lgs. n. 150 del 2022, che, per specifiche fattispecie, consente la trattazione orale. Per la restituzione dei beni sequestrati, dunque, il "modulo procedimentale predefinito" rimane quello scritto, garantendo celerità ma limitando il confronto diretto.
La Riforma Cartabia (D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150) ha introdotto significative modifiche al Codice di Procedura Penale, con l'obiettivo di semplificare e velocizzare i processi. Tra le novità, la riformulazione dell'articolo 611 c.p.p., con l'introduzione del comma 1-bis, che ha esteso la possibilità di richiedere la trattazione orale in determinati casi, rappresentando un'apertura verso una maggiore partecipazione delle parti nel giudizio di legittimità.
La sentenza in esame, rigettando il ricorso di E. P. contro l'ordinanza del GIP di Milano, ha delineato i confini di questa innovazione. La Corte ha precisato che, nonostante l'intento generale della riforma di ampliare le possibilità di rito orale, il procedimento di impugnazione delle ordinanze di rigetto della restituzione di beni sequestrati rimane ancorato al rito camerale non partecipato. Questo orientamento mira a garantire la rapidità delle decisioni su questioni accessorie come la disponibilità dei beni, evitando rallentamenti. La decisione della Cassazione, con Presidente A. C. e Estensore P. D. G., bilancia celerità e garanzia processuale.
La chiarezza delle norme procedurali è un pilastro fondamentale. Decisioni come la Sentenza n. 30787/2025 sono essenziali per orientare correttamente l'operato degli avvocati e le aspettative dei cittadini. Conoscere con certezza il rito applicabile per una determinata impugnazione permette di preparare al meglio le strategie difensive. La giurisprudenza della Corte di Cassazione, richiamando anche massime precedenti (come la N. 9857 del 2009 delle Sezioni Unite), svolge un ruolo cruciale nell'interpretazione e nell'applicazione uniforme del diritto, contribuendo alla sua certezza.
La sentenza n. 30787 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un punto fermo nell'interpretazione delle norme procedurali penali relative ai sequestri e ai riti di impugnazione. Essa ribadisce che, per le istanze di restituzione di beni sottoposti a sequestro probatorio e il relativo ricorso in Cassazione, prevale la trattazione in camera di consiglio con le forme del rito non partecipato, come stabilito dall'articolo 611, comma 1, c.p.p.
Questa pronuncia è un esempio di come la giurisprudenza continui a chiarire l'applicazione delle leggi, offrendo direttive essenziali per gli operatori del diritto. In un'epoca di riforme legislative volte alla semplificazione, è fondamentale che la Corte Suprema tracci confini chiari, garantendo la coerenza del sistema e la tutela dei diritti. Per chi affronta la materia dei sequestri e delle impugnazioni, l'assistenza di un legale esperto è indispensabile per navigare tra le sfumature procedurali e assicurare la migliore difesa possibile.