Il fenomeno dell'immigrazione clandestina rappresenta una delle sfide più complesse e dibattute nel panorama giuridico e sociale contemporaneo. In questo contesto, il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, previsto dall'articolo 12 del Decreto Legislativo n. 286 del 1998 (Testo Unico sull'Immigrazione), assume un ruolo centrale. Spesso, però, la sua applicazione pratica solleva questioni delicate, in particolare per quanto riguarda la determinazione della competenza territoriale, ovvero quale sia il tribunale chiamato a giudicare tali condotte. È proprio su questo punto che è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 21550, depositata il 9 giugno 2025, offrendo un chiarimento fondamentale per gli operatori del diritto.
Il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina punisce chiunque compia atti diretti a procurare l'ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano, o in quello di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di soggiorno, a cittadini extracomunitari privi dei requisiti richiesti dalla legge. La fattispecie è complessa e può assumere diverse forme, dal trasporto all'organizzazione di veri e propri viaggi. Quando la condotta si manifesta attraverso il trasporto di persone destinate a uno Stato estero, e i luoghi di ingresso in Italia o di commissione degli atti preliminari non sono noti, sorge l'esigenza di stabilire con certezza quale sia il giudice competente a procedere.
Il Codice di Procedura Penale italiano stabilisce i criteri generali per la determinazione della competenza territoriale: l'articolo 8 indica il luogo in cui il reato è stato consumato, mentre l'articolo 9 prevede criteri sussidiari qualora il luogo di consumazione non sia noto. La sentenza in esame si inserisce proprio in questo solco, fornendo un'interpretazione specifica per le casistiche più sfuggenti, come quella che ha coinvolto l'imputato T. O. nel procedimento deciso dalla Corte d'Appello di Trieste il 24 settembre 2024.
La pronuncia della Cassazione n. 21550 del 2025 (Presidente B. M., Estensore R. C.) affronta il caso di un imputato coinvolto nel trasporto di cittadini extracomunitari sprovvisti di titolo di soggiorno, con l'intento di favorirne l'ingresso illegale in uno Stato estero. La peculiarità del caso risiede nell'incertezza circa il luogo esatto in cui gli atti diretti a procurare il previo ingresso illegale in Italia fossero stati commessi, così come il luogo di effettivo ingresso di tali soggetti nel territorio italiano. In assenza di questi elementi, la Corte d'Appello di Trieste aveva rigettato l'istanza, ma la Suprema Corte ha dovuto fornire un principio di diritto chiaro per dirimere la questione della competenza.
La Suprema Corte ha richiamato i principi stabiliti in precedenti pronunce (come ad esempio la sentenza N. 33708 del 2018 o le Sezioni Unite N. 40982 del 2018), ma ha voluto precisare un punto cruciale per le situazioni in cui il transito attraverso l'Italia è solo una tappa verso una destinazione finale estera e le fasi iniziali sono ignote. L'obiettivo è garantire che il reato non resti impunito per mere difficoltà procedurali legate alla localizzazione del fatto.
In tema di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, quando la condotta è integrata dal trasporto di cittadini extracomunitari privi del titolo di soggiorno onde procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio di uno Stato estero, e non sono noti né il luogo di commissione degli atti diretti a procurare il previo ingresso illegale di quei soggetti nel territorio dello Stato italiano, né il luogo di ingresso degli stessi nello Stato italiano, la competenza territoriale si determina, ai sensi dell'art. 9, comma 1, cod. proc. pen., nel luogo di passaggio dalla frontiera italiana verso lo Stato estero, in quanto ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione.
Questa massima è di fondamentale importanza. Essa stabilisce che, qualora non sia possibile individuare il luogo di commissione degli atti preparatori o il punto di ingresso in Italia, la competenza si radica nell'ultimo luogo in cui si è verificata una parte dell'azione delittuosa. Nel caso specifico del trasporto transfrontaliero, questo significa il punto in cui i soggetti passano dalla frontiera italiana verso lo Stato estero. Si tratta di un'applicazione del principio del “locus commissi delicti” in una delle sue declinazioni più estese, che mira a coprire tutte le frazioni di condotta rilevanti per il reato.
Questo criterio è essenziale per evitare vuoti di tutela e per assicurare l'effettiva perseguibilità di condotte criminali che, per loro natura, si svolgono spesso attraverso più giurisdizioni e con elementi di difficile accertamento. L'articolo 9, comma 1, del Codice di Procedura Penale, che regola i casi di incertezza sulla competenza, trova qui una sua applicazione pratica e puntuale, orientando gli inquirenti e i giudici.
La sentenza n. 21550 del 2025 fornisce chiarezza in un ambito dove l'incertezza può ostacolare l'azione giudiziaria. Le implicazioni pratiche sono significative:
Questa decisione si pone in continuità con la giurisprudenza precedente che ha sempre cercato di interpretare estensivamente il concetto di “luogo di consumazione” per reati complessi o a consumazione prolungata, come il favoreggiamento. Il richiamo all'“ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione” sottolinea l'importanza di ogni singolo segmento della condotta criminale.
La sentenza della Corte di Cassazione n. 21550 del 2025 rappresenta un tassello importante nel mosaico della giurisprudenza italiana sul favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Chiarificando la complessa questione della competenza territoriale, in particolare nei casi di transito verso Stati esteri, la Suprema Corte ha fornito uno strumento prezioso per garantire l'effettività della giustizia. Questo orientamento non solo assicura la corretta individuazione del foro competente, ma rafforza anche la capacità dello Stato di perseguire condotte illecite che minano la sicurezza e la legalità, riaffermando i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico di fronte a fenomeni criminali sempre più fluidi e transnazionali.