La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 23093 del 2025 (depositata il 18 giugno 2025), ha chiarito un punto cruciale in diritto processuale penale: i limiti del concordato in appello e l'impugnabilità della confisca allargata. La pronuncia, presieduta dal Dott. A. P. e con Estensore il Dott. P. M. D'A., ha parzialmente annullato con rinvio una sentenza della Corte d'Appello di Bari, stabilendo principi fondamentali per la tutela dei diritti difensivi.
Il caso verteva sull'imputata A. C. e sulla possibilità di ricorrere in Cassazione contro una confisca allargata ex art. 240-bis c.p. non inclusa nell'accordo di concordato in appello. Un tema delicato che bilancia celerità processuale e garanzia di difesa.
Il concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.) consente alle parti di accordarsi sulla pena. Tuttavia, non può eludere le garanzie relative a misure ablative come la confisca all'art. 240-bis c.p. Questa misura patrimoniale, di grande impatto, permette di sottrarre beni di cui non si giustifica la provenienza, se sproporzionati rispetto al reddito e ritenuti frutto di attività illecite. La sua gravità impone una motivazione robusta.
La Cassazione doveva stabilire se l'accettazione di un concordato precludesse ogni contestazione sulla confisca, qualora questa non fosse stata espressamente pattuita.
La Corte ha risposto con chiarezza, enunciando il seguente principio di diritto:
In tema di impugnazioni, è ammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza emessa in esito a concordato in appello, con cui si deduca il vizio di motivazione in ordine alla disposta confisca allargata o per sproporzione ex art. 240-bis cod. pen., nel caso in cui la stessa non abbia formato oggetto dell'accordo tra le parti.
Questo principio è cruciale: anche con un accordo in appello, la confisca allargata, se non specificamente inclusa nel patto, può essere impugnata in Cassazione per vizio di motivazione. Il concordato vincola solo su quanto espressamente pattuito; su aspetti non concordati, come una misura patrimoniale così incisiva, il diritto di difesa e la possibilità di contestare la motivazione del giudice rimangono pienamente validi. Questa decisione si inserisce in una linea giurisprudenziale già consolidata.
La Sentenza n. 23093 del 2025 della Cassazione costituisce un precedente significativo, chiarendo definitivamente che il ricorso per vizio di motivazione contro la confisca allargata è ammissibile anche se disposta in presenza di un concordato in appello, purché la confisca non fosse stata oggetto di specifico accordo. Questa pronuncia tutela i diritti dell'imputato e rafforza la trasparenza delle procedure penali.
Le principali implicazioni pratiche includono:
La Suprema Corte ribadisce così la centralità del diritto di difesa e del principio di legalità, garantendo che statuizioni di grande impatto patrimoniale siano sempre supportate da motivazioni solide e pienamente impugnabili.