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Una valutazione iscritta in bilancio può assumere rilievo penale quando chi la compie si discosta consapevolmente da criteri normativi o tecnici già consolidati al momento della redazione, senza fornire un'adeguata informazione che giustifichi la scelta. La Cassazione penale, sezione quinta, con la sentenza n. 21865 del 2025, richiede di verificare questi presupposti guardando alle regole esistenti all'epoca dei fatti. Il principio riguarda le false comunicazioni sociali e aiuta a distinguere la contestazione di un falso valutativo da un semplice dissenso sul valore attribuito a una voce di bilancio.

Il bilancio va giudicato con le regole del momento

La sentenza è stata pronunciata il 20 febbraio 2025 e depositata il 10 giugno 2025. La massima ufficiale, identificata dal numero Rv. 288271-01, riguarda gli enunciati valutativi in relazione all'articolo 2621 del codice civile. La scheda della Corte riporta il rigetto del ricorso contro la decisione della Corte d'appello di Milano dell'11 dicembre 2023.

Il punto centrale è la prospettiva temporale dell'accertamento: occorre ricostruire quali norme e quali criteri tecnici esistessero quando il bilancio fu redatto. La correttezza della scelta non può essere misurata assumendo automaticamente come parametro un criterio affermatosi in un momento successivo. Prima di discutere lo scostamento occorre dunque individuare il parametro che avrebbe dovuto orientare la valutazione originaria.

Quali criteri possono fondare la contestazione

La Corte distingue i criteri fissati dalle norme da quelli tecnici generalmente accettati. Per questi ultimi la massima richiede che fossero già indiscussi e indiscutibili all'atto della redazione del bilancio. Non basta quindi indicare una diversa soluzione contabile e considerarla, per questo solo motivo, la dimostrazione della falsità della valutazione contestata.

Questa precisazione impone di esaminare il grado di consolidamento del criterio tecnico nell'epoca rilevante. La verifica riguarda tanto il contenuto della regola invocata quanto la sua effettiva riconoscibilità nel contesto temporale del bilancio. L'esistenza di una divergenza valutativa è il punto da approfondire, non una risposta già sufficiente sulla responsabilità penale.

La deviazione deve essere consapevole e non adeguatamente spiegata

Il principio richiede anche che l'autore si sia discostato consapevolmente dai criteri applicabili, senza offrire un'adeguata informazione giustificativa. La differenza tra il valore iscritto e quello ritenuto corretto non esaurisce quindi l'analisi: occorre considerare la consapevolezza dello scostamento e le spiegazioni fornite.

Neppure il richiamo a una motivazione qualsiasi risolve automaticamente il problema. La massima parla di adeguatezza dell'informazione: ciò richiede di confrontare la spiegazione con la scelta valutativa concretamente compiuta. Il principio non equivale a una regola di esenzione per ogni valutazione accompagnata da una nota, né descrive da solo tutti gli elementi del reato.

Che cosa ricostruire per valutare una contestazione

Per applicare questo criterio a un bilancio, l'analisi dovrebbe mettere in relazione la voce contestata, il metodo utilizzato, le regole vigenti all'epoca e le informazioni con cui la scelta fu illustrata. È una conseguenza pratica del metodo indicato dalla Corte: leggere soltanto il valore finale lascia fuori gli aspetti ai quali la massima attribuisce rilievo.

Questo approfondimento si limita al principio pubblicato nella rassegna ufficiale. La massima consente di verificare i criteri giuridici indicati, ma non di ricostruire nel dettaglio le singole operazioni contabili esaminate nel processo o di estendere il rigetto del ricorso a ogni controversia su una valutazione di bilancio.

Fonte: Cassazione penale, sezione quinta, sentenza 10 giugno 2025, n. 21865, Rv. 288271-01, Rassegna mensile giugno 2025, pagina 69.

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