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Il delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) tutela l'integrità psicofisica nelle relazioni significative. La giurisprudenza ha esteso la nozione di "convivenza" oltre il matrimonio, includendo unioni di fatto e relazioni stabili. Con la sentenza n. 17857, depositata il 12 maggio 2025, la Cassazione chiarisce la distinzione tra "convivenza" e "coabitazione", definendo quando un rapporto, pur con interruzioni, configura il reato.

Convivenza vs. Coabitazione: La Chiave della Sentenza 17857/2025

La Suprema Corte ha nettamente distinto "convivenza" da "coabitazione". Quest'ultima è la condivisione fisica dell'abitazione. La convivenza, per l'art. 572 c.p., è invece una "radicata e stabile relazione affettiva interpersonale tra le parti, con la condivisione della abitazione". Crucialmente, essa non viene meno per "temporanee e circoscritte sospensioni" della coabitazione, specialmente "nei momenti di maggiore criticità", purché non comportino la "definitiva cessazione del vincolo relazionale".

Ai fini della configurabilità del delitto di maltrattamenti in famiglia, la convivenza, quale radicata e stabile relazione affettiva interpersonale tra le parti, con la condivisione della abitazione, va distinta dalla coabitazione, sicché non viene meno per effetto di temporanee e circoscritte sospensioni di quest'ultima nei momenti di maggiore criticità, che non comportino la definitiva cessazione del vincolo relazionale.

Questa massima è fondamentale. Chiarisce che la legge tutela chi è inserito in un contesto relazionale duraturo, anche con allontanamenti temporanei. Se, in una crisi, un partner si allontana ma il legame affettivo e il progetto di vita comune non sono definitivamente interrotti, la "convivenza" persiste, permettendo la configurazione dei maltrattamenti. Si valuta la natura sostanziale del vincolo, basato su diritti e doveri reciproci, più che la mera continuità fisica.

Conclusioni: Maggior Tutela per le Vittime

La sentenza n. 17857 del 2025 rafforza la tutela delle vittime di violenza domestica, impedendo ai maltrattanti di eludere la responsabilità adducendo brevi interruzioni della coabitazione. Rappresenta un passo avanti nella giurisprudenza, offrendo una lettura più aderente alla realtà e protettiva per le vittime, promuovendo una giustizia più equa e sensibile alle dinamiche della violenza domestica.

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