Il reato di riciclaggio, per sua natura complesso e spesso frammentato in molteplici operazioni, rappresenta una sfida costante per il sistema giudiziario, soprattutto nell'individuazione del giudice competente. Quando le condotte illecite si sviluppano attraverso azioni diverse, coinvolgendo più soggetti in luoghi e tempi differenti, la determinazione della giurisdizione può generare incertezze. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10525 depositata il 17 marzo 2025, ha fornito un chiarimento fondamentale, stabilendo un principio guida per rendere più efficace l'azione penale in questi contesti intricati.
Il riciclaggio, disciplinato dall'articolo 648-bis del Codice Penale, punisce chiunque compie operazioni atte a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa di beni. Queste operazioni raramente si esauriscono in un unico atto; spesso si articolano in una serie di passaggi, talvolta coordinati da una pluralità di attori che operano in luoghi e momenti differenti. Questa parcellizzazione delle condotte rende difficile determinare il "luogo del reato" e, di conseguenza, quale ufficio giudiziario sia territorialmente competente. L'assenza di un criterio univoco poteva generare incertezze, ritardi processuali e conflitti tra diverse autorità giudiziarie. La sentenza della Cassazione interviene proprio per superare queste criticità.
La Corte di Cassazione, presieduta dal Dott. A. P. e con estensore il Dott. G. S., ha affrontato il caso specifico, che vedeva coinvolto il Tribunale di Genova in una dichiarazione di competenza, stabilendo un principio cardine. Ecco la massima della sentenza:
Ai fini della determinazione della competenza territoriale relativamente al delitto di riciclaggio, questo, ove realizzato con condotte frammentarie e progressive, affidate a plurimi soggetti che abbiano apportato il proprio contributo in tempi e luoghi diversi, deve ritenersi perfezionato nel luogo in cui si realizza il primo atto, ancorché costituente un segmento della condotta tipica.
Questo passaggio è di cruciale importanza. La Suprema Corte stabilisce che, anche in presenza di un'azione complessa e distribuita, la competenza territoriale si radica nel luogo in cui viene compiuto il primo atto del riciclaggio. Non importa se tale atto sia solo una parte dell'intera operazione o se altri atti successivi e più significativi si verifichino altrove; ciò che conta è il momento e il luogo in cui l'attività illecita ha avuto inizio. Questa interpretazione offre molteplici vantaggi pratici:
La decisione della Cassazione si inserisce nel solco di un'interpretazione coerente con i principi generali del Codice di Procedura Penale in materia di competenza territoriale (articoli 12, 16, 21 c.p.p.), che spesso privilegiano il luogo in cui il reato è stato consumato o, in subordine, dove è stato compiuto il primo atto. Il riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e l'autoriciclaggio (art. 648-ter c.p.) sono reati a forma libera e a consumazione prolungata, rendendo la definizione del luogo un aspetto delicato. Questa pronuncia si pone in linea con precedenti orientamenti della stessa Corte, come la sentenza n. 38105 del 2021, che già evidenziava la tendenza a individuare la competenza nel luogo del primo segmento della condotta tipica. L'intervento del P.M. G. S. nel procedimento sottolinea l'importanza della questione per l'accusa.
La sentenza n. 10525 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un significativo passo avanti nella definizione di regole chiare per l'applicazione della legge in materia di riciclaggio. Stabilendo che la competenza territoriale si radica nel luogo del primo atto della condotta illecita, la Suprema Corte offre un criterio di orientamento prezioso per magistrati, avvocati e forze dell'ordine. Questo principio non solo garantisce maggiore certezza del diritto, ma rafforza anche l'efficacia dell'azione di contrasto a un reato che costituisce la linfa vitale per molte attività criminali, contribuendo a rendere più rapida e incisiva la risposta dello Stato contro la criminalità economica e organizzata.