Con la sentenza n. 15209 depositata il 17 aprile 2025, la IV Sezione della Corte di Cassazione torna a concentrarsi sul delicato tema del nesso di causalità quando ad impugnare è la sola parte civile. Pur inserendosi in una lunga scia giurisprudenziale, il provvedimento introduce un’enfasi rinnovata sul criterio del «più probabile che non», destinato a incidere sia sul versante penale, sia su quello risarcitorio.
Il procedimento nasce da un sinistro occorso a C. C. che, ritenendo A. C. responsabile, si era costituita parte civile per il risarcimento del danno. In primo grado l’imputato era stato assolto; la Corte d’appello di Napoli, su impugnazione della sola parte civile, aveva invece riconosciuto la responsabilità e condannato l’imputato al risarcimento. Quest’ultimo ha quindi proposto ricorso in Cassazione deducendo, tra l’altro, l’erronea applicazione del criterio probatorio sul nesso causale.
In tema di accertamento del nesso di causalità, la valutazione della prova, nel processo di appello attivato su impugnazione della sola parte civile, deve essere effettuata in base al criterio del "più probabile che non", anziché in base a quello dell'"alto grado di probabilità logica".
La Corte ricorda che l’art. 533 c.p.p. impone la regola dell’«oltre ogni ragionevole dubbio» per la condanna penale. Se però in appello è in gioco il solo interesse civile, il giudice non deve più stabilire la responsabilità penale, bensì la responsabilità risarcitoria. Di conseguenza, si applica il paradigma civilistico fondato sul bilanciamento delle probabilità: è sufficiente dimostrare che, tra più ipotesi causali, quella dedotta dalla parte civile risulti la più plausibile.
L’espressione «più probabile che non» deriva dalla giurisprudenza civile di legittimità (Cass. Sez. Un. n. 30328/2002) e indica una soglia probatoria intermedia tra l’equilibrio delle probabilità e la prova oltre ogni ragionevole dubbio. Nella prassi si traduce in un giudizio di prevalenza: la ricostruzione causale supera la soglia se ha probabilità maggiore del 50 %.
L’art. 41 c.p. sancisce l’equivalenza delle cause simultanee, salvo l’interruzione del nesso. La decisione in commento ribadisce che l’accertamento civilistico non scinde tali principi, ma li interpreta alla luce della funzione compensativa del risarcimento. Se la condotta dell’imputato/obbligato ha contribuito in misura prevalente al danno, il risarcimento è dovuto, fermo restando che l’assoluzione penale resta immune.
Nel giudizio penale ordinario, l’«alto grado di probabilità logica» integra la necessità di una prova quasi certa dell’eziologia; tale soglia tutela il principio di presunzione di innocenza di matrice europea (art. 6 CEDU). Diversamente, la nuova sentenza delimita l’ambito in cui tale garanzia non è in gioco, permettendo al giudice di valorizzare:
La Cass. n. 15209/2025 rappresenta un tassello importante nel mosaico dei rapporti tra processo penale e risarcimento del danno. Chiarendo che, quando la condanna riguarda solo il lato civilistico, l’accertamento causale segue il criterio del «più probabile che non», la Corte tutela da un lato le garanzie dell’imputato, dall’altro l’effettività dei diritti della vittima. Gli operatori del diritto dovranno tenerne conto sin dalla fase di redazione delle impugnazioni, modulando l’attività istruttoria e argomentativa alla luce di un diverso standard probatorio.