La Corte di cassazione, Sez. VI penale, con la pronuncia n. 15500 depositata il 18 aprile 2025, torna sul delicato rapporto tra competenza territoriale e poteri del tribunale del riesame in materia di misure cautelari personali. Il caso trae origine dal ricorso proposto da A. C., avverso l’ordinanza con cui il Tribunale della libertà di Salerno aveva rigettato l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata in relazione a un’ordinanza di custodia cautelare. La Suprema Corte, confermando il diniego, offre spunti di grande interesse per chi opera quotidianamente nella giustizia penale.
Secondo i giudici di legittimità, il tribunale del riesame può pronunciarsi sull’incompetenza territoriale del giudice che ha emesso la misura cautelare solo se l’azione penale non è stata ancora esercitata ai sensi dell’art. 405 c.p.p. Una volta formulata la richiesta di rinvio a giudizio o emesso il decreto di citazione diretta, la questione di competenza spetta al giudice del merito (artt. 22-23 c.p.p.).
Il tribunale del riesame, investito dell'impugnazione di un provvedimento impositivo di misura cautelare, può sindacare la competenza territoriale del giudice che ha emesso la misura stessa solo se l'azione penale non sia stata ancora esercitata, essendo, successivamente, riservata al giudice di merito ogni valutazione sulla competenza.
La massima sintetizza il principio in modo cristallino: il controllo del riesame ha natura incidentale e funzionale unicamente alla tutela immediata della libertà personale. Superata la fase investigativa, la logica di concentrazione delle questioni processuali impone che sia il giudice del dibattimento – dotato di poteri istruttori più ampi – a valutare la competenza.
La sentenza si pone in linea con la giurisprudenza conforme (Cass. 28161/2014; 16478/2017) e con il dictum delle Sezioni Unite n. 19214/2020. Il filo conduttore è la distinzione tra fase precognitiva e fase del giudizio: finché il P.M. non esercita l’azione, il riesame resta il primo baluardo contro eventuali errori di competenza che incidono sulla libertà personale; dopo, prevale l’esigenza di evitare frammentazioni e ritardi.
Per la difesa questo significa calibrare tempestivamente l’eccezione di incompetenza: se proposta oltre il termine di cui all’art. 309 c.p.p. rischia di essere dichiarata inammissibile, salvo riproposizione davanti al G.u.p. o al giudice del dibattimento. Anche la Procura dovrà tenere conto dei criteri di collegamento (art. 12 c.p.p.) fin dalla richiesta di misura, per non incorrere in annullamenti che indebolirebbero l’impianto accusatorio.
L’arresto del 2025 offre alcune indicazioni operative:
La sentenza n. 15500/2025 rafforza l’assetto sistematico della competenza territoriale in ambito cautelare, ponendo un argine temporale chiaro all’intervento del tribunale del riesame. Un monito per la difesa a muoversi con tempestività e per l’accusa a selezionare con cura il foro competente, nell’ottica di una giustizia penale più efficiente e rispettosa delle garanzie costituzionali.