Motivazione delle Ordinanze Cautelari: La Cassazione e il Rinvio per Relationem (Sentenza n. 30327/2025)

Nel panorama del diritto penale italiano, la questione della motivazione dei provvedimenti giudiziari riveste un'importanza cardinale, specialmente quando questi incidono sulla libertà personale. La chiarezza e la completezza delle ragioni che sottostanno a un'ordinanza cautelare sono pilastri fondamentali di un processo equo e garantista. La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 30327 del 2025, è intervenuta nuovamente su un tema delicato e spesso dibattuto: l'ammissibilità della motivazione "per relationem" o per "incorporazione" nelle ordinanze cautelari personali. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti e consolida l'orientamento giurisprudenziale in materia, delineando con precisione i confini entro cui un giudice può fare riferimento agli atti del Pubblico Ministero.

Il Principio di Motivazione e le Misure Cautelari

Le misure cautelari personali, come l'arresto o la detenzione preventiva, rappresentano strumenti di estrema incisività, capaci di limitare significativamente la libertà di un individuo prima ancora di una condanna definitiva. Proprio per questa loro natura, la legge impone requisiti stringenti per la loro emissione. L'articolo 292, comma 2, lettera c) del Codice di Procedura Penale, infatti, stabilisce che l'ordinanza che dispone una misura cautelare deve contenere, a pena di nullità, l'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza che giustificano l'applicazione della misura.

La sfida per i giudici, e in particolare per il Tribunale della Libertà (come nel caso del Tribunale di Palermo che aveva rigettato il ricorso di M. A. nella sentenza in commento), risiede nel bilanciare l'esigenza di una motivazione completa e autonoma con la praticità e la celerità richieste dalla fase delle indagini preliminari. In questo contesto, la possibilità di rinviare "per relationem" agli atti del Pubblico Ministero è stata oggetto di numerosi dibattiti.

In tema di motivazione delle ordinanze cautelari personali, l'autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, prescritta dall'art. 292, comma 2, lett. c), cod. proc. pen., è osservata anche quando il giudice rinvia, "per relationem" o per incorporazione, agli elementi oggettivi emersi nel corso delle indagini così come ricostruiti nella sua richiesta dal pubblico ministero, purché dia conto del proprio esame critico di quegli elementi e delle ragioni per le quali ritiene gli stessi idonei a giustificare l'applicazione della misura.

La massima sopra riportata, estratta dalla Sentenza n. 30327/2025, è il cuore della questione. Essa chiarisce che il rinvio "per relationem" è ammesso, ma non costituisce una delega in bianco. Il giudice, pur potendo richiamare gli elementi oggettivi raccolti dal P.M. V. A. P. e illustrati nella sua richiesta, deve comunque dimostrare di aver condotto un proprio e autonomo esame critico di tali elementi. Non basta un mero "copia e incolla" o un generico riferimento: è indispensabile che il Presidente C. F. o l'estensore M. M. M. o il relatore M. M. M. spieghino le ragioni per le quali gli elementi acquisiti sono ritenuti idonei a fondare la misura cautelare. Questo garantisce che la decisione non sia un'automatica adesione alla prospettazione accusatoria, ma il frutto di una valutazione giudiziale ponderata e indipendente.

Le Condizioni per un Valido Rinvio "Per Relationem"

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ribadisce un principio già consolidato, ma lo fa con una chiarezza che merita attenzione. Per essere valida, la motivazione "per relationem" deve soddisfare precise condizioni, che possiamo riassumere come segue:

  • **Esame Critico Autonomo:** Il giudice non può limitarsi a recepire passivamente le argomentazioni del Pubblico Ministero. Deve, al contrario, dimostrare di averle vagliate criticamente, esaminando la loro pertinenza, fondatezza e congruenza rispetto al caso concreto.
  • **Indicazione delle Ragioni di Idoneità:** È fondamentale che il giudice espliciti le ragioni per cui gli elementi oggettivi, così come ricostruiti dal Pubblico Ministero, sono considerati sufficienti e idonei a giustificare l'applicazione della misura cautelare. Questo significa spiegare il nesso logico tra i fatti accertati e la necessità della cautela.
  • **Specificità del Rinvio:** Il rinvio non può essere generico, ma deve riguardare elementi specifici emersi nel corso delle indagini e chiaramente identificabili.

Queste condizioni sono poste a tutela del diritto di difesa dell'imputato (M. A.) e del principio del giusto processo. Solo una motivazione che rispetti tali requisiti permette all'indagato e al suo difensore di comprendere appieno le ragioni della misura cautelare e, di conseguenza, di poterle contestare efficacemente.

Conclusioni

La Sentenza n. 30327 del 2025 della Corte di Cassazione rappresenta un ulteriore tassello nel consolidamento dei principi che regolano la motivazione delle ordinanze cautelari personali. Rigettando il ricorso, la Suprema Corte ha ribadito che, sebbene il rinvio "per relationem" sia uno strumento consentito per ragioni di economia processuale, esso non può mai svuotare di contenuto il dovere del giudice di un'autonoma e critica valutazione degli elementi indiziari e delle esigenze cautelari. La libertà personale è un bene primario e la sua limitazione deve sempre essere sorretta da un provvedimento giudiziario trasparente, comprensibile e logicamente fondato, in cui il ruolo di garante del giudice sia chiaramente percepibile. Questa pronuncia rafforza la fiducia nel sistema giudiziario, assicurando che ogni decisione che incide sui diritti fondamentali sia il frutto di un'attenta ponderazione e non di una mera ratifica.

Studio Legale Bianucci