Nel diritto processuale penale italiano, le misure cautelari incidono profondamente sulla libertà personale. Il procedimento di riesame offre una cruciale opportunità per contestare tali provvedimenti. In questo ambito si inserisce la Sentenza n. 23350 del 04/04/2025 (depositata il 23/06/2025) della Corte di Cassazione, che chiarisce un aspetto specifico ma di grande rilevanza: l'obbligo di trasmissione dei verbali degli interrogatori resi dai coindagati al Tribunale del Riesame.
Quando un soggetto è sottoposto a una misura cautelare, come la custodia in carcere, l'ordinamento gli garantisce la possibilità di impugnare tale provvedimento tramite il ricorso al Tribunale del Riesame. Questo organo verifica la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. L'articolo 309 del Codice di Procedura Penale disciplina tale procedimento, stabilendo modalità e termini per la decisione. La trasmissione degli atti è cruciale per una piena valutazione della posizione dell'indagato.
La questione centrale affrontata dalla Suprema Corte, con Presidente G. D. A. e Estensore D. T., riguarda l'inclusione dei verbali degli interrogatori dei coindagati tra gli atti da trasmettere al Tribunale del Riesame. Spesso, in procedimenti con più indagati, le dichiarazioni di uno possono influenzare gli altri. La difesa dell'imputato N. C. C. aveva sollevato questa problematica.
In tema di impugnazioni cautelari, anche nei casi in cui è previsto l'interrogatorio preventivo, non sono ricompresi nel novero degli atti che devono essere trasmessi necessariamente al tribunale del riesame i verbali degli interrogatori resi dai coindagati, salvo che contengano elementi concreti favorevoli all'indagato, la cui valenza, tuttavia, deve essere specificamente indicata nel ricorso.
Questa massima è di fondamentale importanza. La Corte stabilisce che, di regola, gli interrogatori dei coindagati non rientrano tra gli atti la cui trasmissione al Tribunale del Riesame è *necessaria* o automatica. Tale principio mira a evitare un appesantimento ingiustificato del fascicolo. Tuttavia, la pronuncia introduce un'eccezione cruciale: se i verbali contengono *elementi concreti favorevoli* all'indagato, la loro trasmissione diventa rilevante. La difesa ha però l'onere di *specificare nel ricorso* la valenza di questi elementi. L'avvocato non può limitarsi a chiedere genericamente la trasmissione, ma deve evidenziare puntualmente quali passaggi siano utili e perché.
La decisione della Corte, che ha rigettato il ricorso contro l'ordinanza del Tribunale della Libertà di Catania del 20/01/2025, sottolinea un principio consolidato. Le implicazioni per gli avvocati difensori sono significative: non basta una generica richiesta di trasmissione di tutti gli atti. È richiesta una strategia difensiva mirata. Punti chiave:
Questo approccio si allinea con gli articoli 291, comma 1, e 309, comma 5, del Codice di Procedura Penale, che delineano i principi fondamentali delle misure cautelari e del riesame.
La Sentenza n. 23350/2025 della Corte di Cassazione, Sesta Sezione Penale, rappresenta un chiarimento importante in materia di impugnazioni cautelari. Ribadisce che la trasmissione degli interrogatori dei coindagati al Tribunale del Riesame non è automatica, ma condizionata alla specifica indicazione, da parte della difesa, di elementi concreti e favorevoli all'indagato. Questa pronuncia rafforza l'importanza di una difesa tecnica attenta e proattiva, capace di individuare e valorizzare ogni elemento utile alla tutela della libertà personale. Per gli operatori del diritto, ciò significa un incentivo a una preparazione meticolosa dei ricorsi, focalizzata sulla pertinenza e sull'efficacia degli argomenti. La capacità di 'navigare' tra le maglie della procedura, con una chiara consapevolezza degli oneri e delle opportunità, diventa un fattore determinante per l'esito delle impugnazioni cautelari.