Il diritto edilizio italiano è costantemente oggetto di interpretazioni giurisprudenziali che ne affinano l'applicazione. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 24720 del 2025, depositata il 7 luglio 2025, affronta un tema cruciale per la lotta all'abusivismo: la determinatezza dell'ordine di demolizione. Questa pronuncia, con relatore il Dott. A. S. e presidente il Dott. L. R., chiarisce cosa sia effettivamente necessario per l'esecuzione di un ordine di abbattimento di un manufatto abusivo in sede penale, fornendo indicazioni preziose per professionisti e cittadini.
L'ordinamento italiano contrasta l'abusivismo edilizio con strumenti sia amministrativi che penali. Il D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia) è la normativa chiave, prevedendo all'articolo 31 comma 9 l'ordine di demolizione come sanzione accessoria alla condanna per i reati edilizi (art. 44). Tale ordine mira al ripristino della legalità. L'identificazione precisa del manufatto da demolire ha spesso generato dibattiti, in particolare sulla necessità di indicazioni dettagliate come i dati catastali. La questione è emersa anche nel caso dell'imputato E. M., spingendo la Suprema Corte a fare chiarezza.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24720 del 2025, ha offerto una soluzione pragmatica. Il principio cardine è espresso nella seguente massima:
In tema di reati edilizi, la sola indicazione delle dimensioni del manufatto abusivo da abbattere è sufficiente, in sede penale, a garantire la precisione e la determinatezza dell'ordine di demolizione, non essendovi la necessità, per la sua esecuzione, di una compiuta descrizione delle opere abusive tramite i dati catastali.
Questa pronuncia è di fondamentale importanza. La Corte, con il Dott. L. R. presidente e il Dott. A. S. estensore, stabilisce che, per l'ambito penale, non è richiesto un livello di dettaglio eccessivamente pignolo per identificare l'immobile abusivo. La "sola indicazione delle dimensioni" (es. lunghezza, larghezza, altezza o superficie) è sufficiente a soddisfare i requisiti di precisione e determinatezza dell'ordine di demolizione. Ciò significa che le autorità non devono obbligatoriamente fornire descrizioni minuziose basate su dati catastali, spesso assenti per le costruzioni abusive. L'obiettivo è semplificare l'esecuzione dell'ordine, prevenendo ritardi o impedimenti al ripristino della legalità. Questa linea è coerente con precedenti giurisprudenziali (es. N. 21198 del 2023 Rv. 284627-01), che privilegiano la sostanza sulla forma, purché l'identificazione del bene sia inequivocabile per il destinatario e gli esecutori dell'ordine.
Le conseguenze di questa sentenza sono significative:
La decisione rafforza il principio che l'ordine di demolizione, quale sanzione penale accessoria, deve essere concretamente attuabile e finalizzato al ripristino dello stato di legalità urbanistica, evitando formalismi superflui.
La sentenza n. 24720 del 2025 della Cassazione è un chiarimento fondamentale per la giurisprudenza in materia di reati edilizi. Affermando la sufficienza della sola indicazione delle dimensioni per la validità di un ordine di demolizione in sede penale, la Suprema Corte potenzia l'efficacia delle azioni contro l'abusivismo. Questa decisione enfatizza una chiara identificazione del manufatto, privilegiando la concretezza e garantendo ordini precisi e determinati senza oneri burocratici eccessivi. Un importante riferimento per tutti gli attori del settore.