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Avvocato per il risarcimento danni a Milano

Infortunio sul lavoro: il risarcimento oltre l’INAIL

L’INAIL indennizza l’infortunio con regole proprie, che non coprono tutti i danni. Ecco cosa fare subito, quali prestazioni spettano e quando si può chiedere al datore di lavoro, o a un terzo, il risarcimento della parte restante.

In breve

Subito
Il lavoratore avvisa immediatamente il datore di lavoro e si fa rilasciare il certificato medico: se la prognosi supera tre giorni, il datore deve denunciare l’infortunio all’INAIL entro due giorni da quando riceve i riferimenti del certificato.
Cosa paga l’INAIL
Un’indennità giornaliera durante l’inabilità temporanea e, per i postumi permanenti, un capitale dal 6 al 15 per cento o una rendita dal 16 per cento.
Oltre l’INAIL
Se l’infortunio dipende dal datore di lavoro o da un terzo, si possono chiedere il danno differenziale e i danni che l’INAIL non copre affatto.
I termini
Le prestazioni INAIL si prescrivono in tre anni dall’infortunio, con una sospensione durante la procedura amministrativa; il risarcimento segue termini diversi.

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Infortunio sul lavoro: due tutele che non coincidono

Assistiamo lavoratori che hanno subito lesioni gravi e familiari di persone morte sul lavoro, coordinando la ricostruzione delle responsabilità, l’eventuale procedimento penale e la tutela risarcitoria, insieme alle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.

Le due tutele hanno funzioni diverse. L’INAIL protegge il lavoratore quando l’evento è collegato al lavoro secondo le regole dell’assicurazione sociale; il risarcimento civile richiede anche di accertare la responsabilità di chi deve rispondere del danno. Ricevere una prestazione INAIL non significa, da solo, che il datore di lavoro sia civilmente responsabile; allo stesso modo, una prestazione assente o insufficiente non risolve la questione risarcitoria.

Per questo l’evento va ricostruito con precisione: luogo, orario, mansione svolta, strumento usato, istruzioni ricevute e sequenza concreta dell’accaduto. Una caduta in reparto, una lesione provocata da un macchinario o un incidente in cantiere pongono problemi diversi: occorre capire quale rischio si è realizzato e se era collegato alle condizioni in cui il lavoro veniva svolto.

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Cosa fare subito dopo l’infortunio

Anche se la lesione sembra lieve, il lavoratore deve avvisare subito il datore di lavoro (art. 52 D.P.R. 1124/1965). Altrimenti, se il datore non lo sa e non presenta la denuncia, l’INAIL non paga l’indennità per i giorni precedenti a quello in cui il datore ne ha avuto notizia.

  • Il medico che presta la prima assistenza, al pronto soccorso o altrove, rilascia il certificato e lo trasmette all’INAIL per via telematica; il lavoratore ne comunica al datore numero, data e giorni di prognosi.
  • Se la prognosi supera i tre giorni, il datore deve presentare la denuncia all’INAIL entro due giorni dalla ricezione di questi dati; entro ventiquattro ore se l’infortunio è mortale o c’è pericolo di morte (art. 53).
  • Se il datore non provvede, il lavoratore può rivolgersi alla sede INAIL con copia del certificato. Le prestazioni spettano anche se il datore non ha rispettato i propri obblighi (art. 67).

Annota dinamica, attrezzature e testimoni; conserva fotografie, messaggi e istruzioni. Leggi con attenzione ogni dichiarazione prima di firmarla.

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Cosa paga l’INAIL

L’assicurazione copre gli infortuni avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro che provocano la morte, un’inabilità permanente o un’inabilità temporanea assoluta di oltre tre giorni (art. 2). Le prestazioni economiche principali sono:

  • indennità giornaliera per l’inabilità temporanea assoluta, dal quarto giorno dopo l’infortunio fino alla guarigione clinica: 60 per cento della retribuzione giornaliera, 75 per cento dal novantunesimo giorno (art. 68). Il giorno dell’infortunio è pagato per intero dal datore, che per i tre giorni successivi versa almeno il 60 per cento, salvo condizioni più favorevoli dei contratti (art. 73);
  • indennizzo del danno biologico permanente, valutato con tabelle proprie: nulla sotto il 6 per cento, un capitale dal 6 al 15 per cento, una rendita dal 16 per cento, con una quota ulteriore per le conseguenze patrimoniali (art. 13 D.Lgs. 38/2000);
  • in caso di morte, una rendita ai superstiti (art. 85) e un assegno una tantum.

Chi non condivide una decisione dell’INAIL, ad esempio sul grado dei postumi o sulla data di guarigione, può presentare opposizione entro sessanta giorni dal ricevimento del provvedimento (art. 104) e poi ricorrere al giudice del lavoro.

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Perché l’INAIL non copre tutto: danno differenziale e danni complementari

L’indennizzo INAIL segue criteri propri. In presenza di responsabilità del datore o di un terzo, può restare un ulteriore danno risarcibile.

  • Il danno differenziale è la differenza fra il danno calcolato con i criteri civilistici e quanto l’INAIL ha pagato per lo stesso pregiudizio (art. 10 D.P.R. 1124/1965). Secondo la Corte di cassazione il confronto si fa per voci omogenee: l’indennizzo del danno biologico si sottrae dal danno biologico, la quota di rendita per le conseguenze patrimoniali dal danno patrimoniale, considerando la rendita nel suo valore capitale.
  • I danni complementari sono quelli che l’INAIL non indennizza affatto: la sofferenza morale, l’inabilità temporanea nel suo aspetto biologico, i postumi inferiori al 6 per cento, i danni propri dei familiari.

Il confronto richiede un calcolo analitico: non è corretto sottrarre indistintamente tutte le prestazioni INAIL dal totale dei danni. Conta soprattutto nelle invalidità permanenti importanti e nei decessi, in cui convivono diritti del lavoratore, prestazioni ai superstiti e danni propri dei familiari. Il danno civilistico si stima con le tabelle usate dai tribunali, descritte nell’approfondimento sul calcolo del risarcimento.

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Quando il datore di lavoro deve risarcire

Il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori (art. 2087 c.c.). Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 le traduce in doveri precisi: valutare i rischi (artt. 17 e 28), formare i lavoratori (art. 37), fornire dispositivi di protezione e attrezzature sicure (artt. 18 e 71), vigilare sulle procedure.

Il lavoratore deve provare il danno, le condizioni pericolose e il nesso con l’infortunio; il datore deve dimostrare di aver adottato le misure necessarie. L’art. 2087 non prevede una responsabilità automatica per ogni incidente. L’imprudenza del lavoratore non libera il datore se rientra nei rischi che doveva prevenire; una condotta del tutto estranea al rischio lavorativo può interrompere il nesso causale.

Per i danni coperti dall’INAIL il datore è esonerato dalla responsabilità civile, salvo che l’infortunio derivi da un fatto che costituisce reato procedibile d’ufficio, come le lesioni gravi o gravissime o la morte causate dalla violazione delle norme di prevenzione (art. 10). Il giudice civile può accertare questo fatto anche senza una condanna penale, ad esempio dopo un’archiviazione (Corte costituzionale, sentenza n. 118/1986). Negli appalti il committente risponde in solido con appaltatori e subappaltatori per i danni non indennizzati dall’INAIL, salvo quelli legati ai rischi specifici della loro attività (art. 26, comma 4, D.Lgs. 81/2008).

Ricostruire chi doveva fare che cosa, con documenti aziendali, testimonianze e spesso una consulenza tecnica, è parte dell’accertamento della responsabilità e dei danni risarcibili.

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Formazione, appalti, prove: i fatti che cambiano la tutela

Formazione e istruzioni sono decisive quando il rischio dipende dall’uso di strumenti o procedure. Se un lavoratore usa un’attrezzatura senza istruzioni adeguate, la domanda non è soltanto se l’attrezzo fosse disponibile, ma se fosse utilizzabile in sicurezza da quella persona, per quella lavorazione e in quelle condizioni. Se invece formazione e cautele erano appropriate, la ricostruzione si concentra su altri fattori, come un guasto improvviso o una condotta estranea al lavoro affidato.

Nei cantieri e negli appalti conta chi governava il rischio: chi organizzava l’area, chi aveva la disponibilità dell’attrezzatura, chi impartiva le istruzioni, se c’erano interferenze fra lavorazioni di imprese diverse. La qualifica scritta nel contratto non chiude sempre la questione: rileva chi aveva concretamente il potere e il dovere di intervenire.

La tempestività conserva prove che possono scomparire: fotografie del luogo, nomi dei presenti, comunicazioni aziendali, turni, consegne dei dispositivi di protezione, istruzioni operative. Non serve raccogliere materiale in modo disordinato o esporsi a rischi; conviene però conservare ciò che già esiste e annotare presto una ricostruzione fedele di tempi, luogo e persone presenti. Al primo incontro distinguiamo ciò che serve per la tutela INAIL da ciò che rileva per la richiesta di risarcimento.

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Infortunio in itinere e responsabilità di un terzo

L’assicurazione copre anche gli infortuni nel normale percorso fra casa e lavoro, fra due luoghi di lavoro e, se manca una mensa aziendale, verso il luogo abituale dei pasti, salvo deviazioni non necessarie (art. 2). Per il mezzo privato occorre che l’uso sia necessario; per la bicicletta questa necessità è riconosciuta dalla legge, ma restano i requisiti del normale percorso e le altre condizioni di copertura. Sono esclusi gli infortuni causati dall’abuso di alcol o psicofarmaci, dall’uso di stupefacenti o dalla guida senza patente.

Se l’infortunio è causato da un terzo, come il conducente di un altro veicolo, il lavoratore può chiedergli il risarcimento oltre alle prestazioni INAIL. L’INAIL può recuperare dal responsabile quanto ha pagato (art. 1916 c.c.), e le sue prestazioni si detraggono, voce per voce, da quanto il terzo deve al lavoratore. Nei sinistri stradali l’assicurazione chiede al danneggiato se ha diritto a prestazioni di un ente di assicurazione sociale (art. 142 Codice delle assicurazioni private): va risposto con esattezza, perché chi pregiudica il recupero dell’INAIL può dover restituire le somme. La richiesta all’assicurazione RC auto è descritta nell’approfondimento sull’incidente stradale.

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Le malattie professionali, in breve

Sono coperte anche le malattie causate dal lavoro. Per quelle indicate nelle tabelle di legge, contratte nelle lavorazioni previste e manifestatesi entro il periodo massimo tabellare, l’origine professionale si presume; per le altre il lavoratore deve dimostrare che la causa è il lavoro (art. 3 D.P.R. 1124/1965 e Corte costituzionale, sentenza n. 179/1988). Le tabelle dell’industria comprendono, per esempio, l’ipoacusia da rumore, le malattie da amianto e le malattie da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore, come la sindrome del tunnel carpale da movimenti ripetuti del polso (D.M. 9 aprile 2008), ciascuna con le lavorazioni a rischio e il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione.

La malattia va denunciata al datore di lavoro entro quindici giorni dalla sua manifestazione, altrimenti si perde l’indennizzo per il periodo precedente la denuncia (art. 52); il datore la trasmette all’INAIL entro cinque giorni (art. 53). Per il resto valgono, con gli adattamenti necessari, le regole su prestazioni, danno differenziale e responsabilità descritte sopra. Per le malattie che si manifestano a distanza di anni, come quelle da esposizione all’amianto, la ricostruzione delle esposizioni e della decorrenza dei termini richiede un esame specifico.

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I termini da tenere sotto controllo

  • Prestazioni INAIL: il termine di tre anni previsto dall’art. 112 resta sospeso per tutta la procedura amministrativa di liquidazione, fino a quando il provvedimento espresso di accoglimento o diniego entra nella sfera di conoscibilità dell’assicurato (art. 111; Cass. S.U. n. 11928/2019; circolare INAIL n. 44/2023). Non si calcola quindi sempre aggiungendo soltanto centocinquanta giorni.
  • Opposizione amministrativa a un provvedimento INAIL: sessanta giorni dal ricevimento (art. 104).
  • Risarcimento dal datore di lavoro: la responsabilità verso il dipendente è contrattuale e si prescrive, di regola, in dieci anni (art. 2946 c.c.); la causa si propone davanti al giudice del lavoro.
  • Danni propri dei familiari di un lavoratore deceduto: cinque anni, o il termine più lungo previsto per il reato (art. 2947 c.c.).
  • Terzo responsabile di un incidente stradale: due anni, salvo il termine più lungo previsto per il reato (art. 2947 c.c.).

I termini civili si interrompono con una richiesta scritta di risarcimento (art. 2943 c.c.); un’indagine penale in corso, di regola, non basta.

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Il processo penale e la parte civile

Le lesioni gravi o gravissime causate dalla violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sono procedibili d’ufficio (art. 590 c.p.); sono gravi, tra l’altro, quelle con una malattia di oltre quaranta giorni o l’indebolimento permanente di un senso o di un organo (art. 583 c.p.). La morte causata dalla stessa violazione è omicidio colposo aggravato (art. 589 c.p.). Gli accertamenti possono coinvolgere gli organi di vigilanza sulla sicurezza del lavoro.

Per il lavoratore, o per i familiari, il procedimento conta soprattutto per le prove: se il pubblico ministero dispone un accertamento non ripetibile, ad esempio sul macchinario, la persona offesa va avvisata e può nominare un consulente (art. 360 c.p.p.). Nel processo ci si può costituire parte civile contro l’imputato e chiedere di citare la società come responsabile civile (artt. 74 e 83 c.p.p.).

La via penale non è obbligatoria: il risarcimento si può chiedere in sede civile, e la scelta dipende da prove, tempi e soggetti coinvolti. Che cosa spetta ai familiari di chi muore sul lavoro, oltre alla rendita INAIL ai superstiti, è spiegato nell’approfondimento sul risarcimento ai familiari della vittima.

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Domande frequenti

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L’INAIL ha già indennizzato l’infortunio: si può chiedere un ulteriore risarcimento?

Sì, se l’infortunio è riconducibile a una responsabilità del datore di lavoro o di un terzo. L’indennizzo INAIL segue regole proprie e non copre tutti i pregiudizi: si può chiedere il danno differenziale, cioè la parte del danno civilistico che supera quanto pagato dall’INAIL per la stessa voce, e i danni complementari che l’assicurazione sociale non indennizza affatto, come la sofferenza morale o i postumi sotto la soglia indennizzabile. I familiari di un lavoratore deceduto possono inoltre chiedere i danni propri, distinti dalla rendita ai superstiti.

Un infortunio durante l’orario di lavoro prova la colpa del datore?

No, luogo e orario non bastano da soli. Possono dimostrare il collegamento dell’evento con la prestazione, che conta per l’INAIL, ma la responsabilità civile richiede di individuare una violazione degli obblighi di sicurezza e il suo rapporto causale con la lesione. Contano, per esempio, attrezzature, formazione, procedure, vigilanza e organizzazione del lavoro: il datore deve dimostrare di aver adottato le misure necessarie.

Il datore di lavoro non vuole denunciare l’infortunio: cosa posso fare?

Rivolgiti alla sede INAIL con il certificato trasmesso dal medico. Per il lavoratore soggetto all’assicurazione obbligatoria, l’omissione del datore non elimina le prestazioni. Avvisalo comunque per iscritto: la prova della tempestiva comunicazione evita contestazioni sull’indennità dei primi giorni.

Se l’infortunio è stato in parte colpa mia, ho diritto a qualcosa?

Per l’INAIL la colpa del lavoratore, anche grave, di regola non esclude le prestazioni. Diverso è il rischio elettivo: una scelta arbitraria ed estranea al lavoro che interrompe il collegamento con l’attività. Per ottenere il risarcimento dal datore occorre accertarne la responsabilità; un concorso effettivo del lavoratore può ridurre l’importo, ma non ogni imprudenza lo determina, soprattutto quando il datore doveva prevenire proprio quel rischio.

Lavoravo senza contratto regolare: l’INAIL mi tutela?

Il lavoro irregolare non esclude da solo la tutela: per un rapporto e un’attività soggetti all’assicurazione obbligatoria opera l’automaticità delle prestazioni, anche se il datore non ha versato i premi (art. 67). Occorre provare il rapporto e l’occasione di lavoro: sono utili testimonianze, messaggi, pagamenti e altri documenti. La regola non estende la copertura a qualsiasi attività non assicurata per legge.

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