Sentenza n. 10865/2025: dolo e prevedibilità concreta nell’omicidio preterintenzionale

La Suprema Corte torna a occuparsi di omicidio preterintenzionale con la sentenza n. 10865 depositata il 18 marzo 2025, annullando con rinvio la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Bari. Il caso, che vede imputato F. S., offre lo spunto per un focus sull’elemento soggettivo del delitto ex art. 584 c.p., tema da sempre controverso e oggetto di orientamenti oscillanti tra Sezioni semplici e Sezioni Unite.

Il quadro normativo e i precedenti

L’omicidio preterintenzionale è disciplinato dall’art. 584 c.p., che punisce chi, nel commettere percosse o lesioni, cagiona la morte di una persona. Il dibattito ruota attorno all’art. 43 c.p.: è sufficiente il dolo per le lesioni o serve qualcosa di più? Nel 2009 le Sezioni Unite (sent. n. 22676) avevano abbracciato la tesi del «dolo misto a colpa», mentre alcune pronunce successive hanno oscillato tra colpa e prevedibilità astratta. La decisione del 2025 si inserisce in questo contesto, riallineandosi a un filone più restrittivo, già anticipato dalle sentenze n. 23926/2024 e n. 624/2025.

L'elemento psicologico del delitto di omicidio preterintenzionale è una combinazione di dolo, per il reato di percosse o di lesioni, e di prevedibilità in concreto, per l'evento mortale.

Commento: la Corte distingue nettamente due profili: da un lato il dolo diretto o eventuale relativo all’azione violenta iniziale; dall’altro, la necessaria prevedibilità «in concreto» dell’esito fatale. Ciò significa che il giudice deve accertare se, nel caso specifico, l’agente potesse effettivamente rappresentarsi la morte come possibile conseguenza della propria condotta, tenendo conto del contesto, della forza impiegata, dello stato della vittima e di eventuali fattori aggravanti o attenuanti.

La novità della pronuncia n. 10865/2025

Rispetto alle decisioni difformi degli anni precedenti (si pensi alle sentenze n. 44986/2016 o n. 36402/2023), la Corte introduce un criterio più aderente al principio di colpevolezza: la prevedibilità deve essere valutata «in concreto», non in astratto. Non basta cioè che l’evento mortale sia genericamente possibile; occorre dimostrare, con parametri oggettivi e soggettivi, che l’imputato poteva concretamente anticiparlo.

Implicazioni pratiche per accusa e difesa

  • Onere probatorio del PM: la procura dovrà documentare circostanze fattuali (modalità del colpo, zona del corpo colpita, intenzità) atte a dimostrare la concreta prevedibilità.
  • Strategia difensiva: la difesa potrà puntare su perizie medico-legali per dimostrare l’imprevedibilità dell’esito letale, ad esempio in presenza di pregresse patologie ignote all’imputato.
  • Rilevanza dei precedenti: la sentenza richiama pronunce conformi del 2024-2025, riducendo l’incertezza interpretativa e offrendo un argomento rafforzativo sia in fase di merito sia in Cassazione.

Conclusioni

La Cassazione, con la sentenza n. 10865/2025, consolida un approccio più garantista ma al tempo stesso esigente: per configurare l’omicidio preterintenzionale serve il dolo per le lesioni e la concreta prevedibilità della morte. In mancanza di quest’ultimo requisito, la fattispecie potrebbe degradare in lesioni gravi o gravissime ex art. 582-583 c.p., con evidenti ripercussioni sulla pena. Gli operatori del diritto dovranno quindi calibrare le loro strategie probatorie alla luce di questo duplice binario psicologico, valorizzando elementi di fatto e perizie che attestino – o confutino – la capacità dell’agente di prevedere l’esito letale.

Studio Legale Bianucci