La recente ordinanza n. 10605 del 19 aprile 2024 della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande rilevanza per gli operatori del settore balneare: la determinazione del canone demaniale per le concessioni di beni marittimi. In particolare, la sentenza ha sancito l'importanza di distinguere tra le diverse tipologie di attività svolte all'interno degli stabilimenti balneari, sottolineando l'importanza della normativa vigente in materia.
Secondo quanto stabilito dall'art. 1, comma 251, della legge n. 296 del 2006, il calcolo del canone demaniale deve tener conto della diversa natura delle pertinenze. Questa disposizione legislativa prevede modalità differenziate per la determinazione del canone, in relazione alle specifiche attività svolte dai concessionari.
FACOLTA' DI GODIMENTO DEI BENI DEMANIALI (CONCESSIONI) - IN GENERALE Determinazione del canone demaniale ex art. 1, comma 251, l. n. 296 del 2006 - Criterio della destinazione delle pertinenze ad attività turistico-ricreative - Rilevanza - Fattispecie. In tema di concessioni di beni del demanio marittimo, l'art. 1, comma 251, n. 2) della l. n. 296 del 2006, prevedendo modalità differenziate di determinazione del canone in ragione della diversa natura delle pertinenze, assegna un valore specifico e rilevante ai fini dell'individuazione dei valori OMI cui rapportare la determinazione di parte del canone concessorio, escludendo pertanto la possibilità di omologare le pertinenze adibite ad attività di ristorazione e bar a quelle turistico-ricreative svolte dal concessionario. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, nel calcolare il canone demaniale, aveva assimilato l'attività di gestione dello stabilimento balneare a quella di ristorazione, qualificandole entrambe, in maniera indifferenziata e secondo un criterio di prevalenza, come attività commerciali).
La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di merito, evidenziando l'errore di valutazione nel considerare indistintamente le due tipologie di attività. Questo chiarimento è fondamentale per i concessionari, poiché una corretta interpretazione della normativa può influire significativamente sull'importo del canone da versare.
In particolare, il fatto di poter distinguere tra attività turistico-ricreative e attività di ristorazione consente di applicare criteri di calcolo del canone più equi e rappresentativi della reale attività svolta. Questo non solo tutela gli interessi economici dei concessionari, ma promuove anche una gestione più sostenibile delle risorse demaniali.
In conclusione, l'ordinanza n. 10605 del 2024 rappresenta un importante passo avanti nella definizione delle modalità di calcolo del canone demaniale per le concessioni marittime. Grazie a questa sentenza, si auspica che i concessionari possano operare in un contesto normativo più chiaro e definito, favorendo così uno sviluppo equilibrato delle attività turistico-ricreative lungo le coste italiane.