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Avv. Marco Bianucci
Avv. Marco Bianucci

Avvocato Penalista

L’autoriciclaggio può essere contestato quando chi ha commesso un reato impiega o trasferisce il profitto ottenuto in modo concretamente idoneo a nasconderne la provenienza. Se affronti un’indagine a Milano, i dubbi riguardano spesso il confine tra una normale operazione economica e una condotta penalmente rilevante, il rapporto con il presunto reato tributario o societario precedente e la possibilità di reagire al blocco di conti e beni.

In questa guida voglio aiutarti a distinguere questi piani. Ti spiego quali elementi formano il reato, perché un semplice trasferimento non basta, quando può entrare in gioco la responsabilità della società e quali questioni devono essere affrontate subito davanti a un sequestro preventivo. La difesa richiede infatti di separare fatti che, nella contestazione iniziale, possono apparire come un’unica sequenza.

Quando si configura il reato di autoriciclaggio

Serve anzitutto un reato precedente, chiamato reato presupposto, commesso dalla stessa persona alla quale viene attribuito l’autoriciclaggio o con il suo concorso. Il profitto può consistere in denaro, beni o altre utilità. Senza una provenienza riconducibile a uno specifico illecito penale non basta che l’operazione sia insolita, fiscalmente irregolare o difficile da ricostruire.

L’articolo 648-ter.1 del codice penale punisce chi impiega, sostituisce o trasferisce quelle utilità in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, ostacolando concretamente l’identificazione della loro origine. La disciplina è stata modificata dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 195, consultabile nel testo istituzionale delle modifiche al codice penale.

L’ostacolo deve essere concreto. Non è sufficiente affermare che il denaro è passato da un conto all’altro: occorre comprendere se modalità, causali, soggetti coinvolti e struttura dell’operazione rendono effettivamente più difficile collegare l’utilità al reato presupposto. Possono assumere rilievo, per esempio, intestazioni apparenti, passaggi privi di una reale ragione economica, operazioni concatenate o documenti che rappresentano un rapporto diverso da quello effettivo.

La pena prevista per l’ipotesi principale è la reclusione da due a otto anni, oltre alla multa. Sono previste una diversa cornice per alcune contravvenzioni dalle quali provengono le utilità, una diminuzione quando il delitto presupposto ha una pena massima inferiore a cinque anni e un aumento se i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività bancaria, finanziaria o professionale. La corretta cornice sanzionatoria dipende quindi anche dall’esatta qualificazione del reato precedente.

Uso personale e attività economica non sono la stessa cosa

La mera utilizzazione personale non è punibile nei limiti indicati dallo stesso articolo 648-ter.1. Questa esclusione non protegge però un’operazione economica dissimulata solo perché il beneficio finale è personale. Se il denaro viene prima sottoposto a trasferimenti o impieghi concretamente ostacolanti, la successiva spesa privata non cancella automaticamente la condotta precedente.

Il punto decisivo è dunque la destinazione e, insieme, il modo in cui l’utilità viene movimentata. L’acquisto diretto di un bene destinato al godimento personale pone questioni diverse dall’immissione del denaro in una società, dall’investimento mediante soggetti interposti o dalla costruzione di una sequenza negoziale che ne modifica l’apparente provenienza.

Reati tributari e societari come possibili presupposti

Un debito fiscale non equivale a un reato tributario. Per sostenere una contestazione di autoriciclaggio occorre prima individuare una fattispecie penale concreta, con i suoi elementi soggettivi, le eventuali soglie e il relativo profitto. Un’omissione di pagamento, un errore contabile o una ripresa dell’Agenzia delle entrate non dimostrano da soli l’esistenza del reato presupposto.

Quando viene ipotizzato un delitto tributario, l’accusa può considerare profitto anche il risparmio economico derivato dall’imposta non versata, purché ricorrano tutti gli elementi dello specifico reato fiscale. Resta distinta la seconda domanda: quel vantaggio è stato successivamente impiegato, sostituito o trasferito con modalità concretamente ostacolanti? Le due contestazioni non si sovrappongono automaticamente.

Nelle vicende societarie, pagamenti infragruppo, finanziamenti dei soci, distribuzioni, acquisti di partecipazioni e aumenti di capitale non sono illeciti per il solo fatto di movimentare somme elevate. Contano la realtà economica dell’operazione, la corrispondenza tra documenti e fatti, la provenienza del denaro e la funzione dei passaggi. Una causale generica può essere un elemento investigativo, ma non sostituisce la prova del reato.

Il ruolo di ciascuna persona va separato. Chi ha partecipato al reato presupposto può rispondere di autoriciclaggio se realizza anche la successiva condotta prevista dall’articolo 648-ter.1. Chi non ha partecipato al primo reato, ma interviene consapevolmente nella movimentazione, può trovarsi in una posizione diversa, eventualmente riconducibile ad altre fattispecie. Non basta quindi attribuire a tutti i soggetti la stessa responsabilità perché hanno firmato o autorizzato un passaggio.

Che cosa deve provare la contestazione

Occorre una condotta successiva e autonoma rispetto al reato dal quale deriva il profitto. Conservare il vantaggio ottenuto o ricevere materialmente la somma non coincide, da solo, con il suo autoriciclaggio. L’accusa deve descrivere un impiego, una sostituzione o un trasferimento ulteriore e spiegare perché quella specifica operazione ostacola l’identificazione della provenienza.

Assumono rilievo i flussi bancari, le date, i contratti, le scritture contabili, le fatture e l’effettiva esecuzione delle prestazioni. Questi dati non vanno letti isolatamente. Un pagamento documentato può essere reale o solo apparente: la differenza emerge confrontando il rapporto commerciale, il soggetto che beneficia della somma e ciò che accade al denaro dopo l’accredito.

È necessario anche il dolo, cioè la consapevolezza e volontà della condotta contestata. L’anomalia di un’operazione non dimostra automaticamente che chi l’ha disposta conoscesse la provenienza delittuosa delle utilità e volesse ostacolarne l’identificazione. La posizione dell’amministratore, del socio, del consulente o del delegato deve essere ricostruita attraverso poteri effettivi, informazioni disponibili e contributo concretamente prestato.

La difesa non si esaurisce nella tracciabilità. Un bonifico visibile non esclude sempre l’ostacolo, così come l’uso del contante non prova da solo l’autoriciclaggio. Bisogna comprendere se l’operazione, valutata nel suo insieme, ha creato una rappresentazione ingannevole dell’origine o della destinazione del profitto.

La posizione della società e la responsabilità prevista dal decreto 231

La società può essere coinvolta autonomamente rispetto alle persone fisiche. L’articolo 25-octies del decreto legislativo n. 231 del 2001 include l’autoriciclaggio tra i reati che possono determinare la responsabilità dell’ente, come risulta dal testo dell’articolo 25-octies.

La responsabilità dell’ente non nasce automaticamente dalla contestazione rivolta a un amministratore o dipendente. Il reato deve essere stato commesso nell’interesse o a vantaggio della società da un soggetto che occupa una posizione rilevante secondo il decreto. Vanno inoltre considerate l’organizzazione adottata, la distribuzione dei poteri e l’effettiva applicazione delle procedure interne.

Persona fisica ed ente hanno difese distinte. La società può subire sanzioni pecuniarie e, in caso di condanna, sanzioni interdittive di durata non superiore a due anni. Possono inoltre essere coinvolti patrimonio, continuità operativa e rapporti con banche e controparti. Per questo le scelte difensive dei diversi soggetti devono essere coordinate senza presumere che i loro interessi coincidano.

Sequestro preventivo, profitto e confisca

Il sequestro può precedere il processo e bloccare denaro o altri beni in funzione della futura confisca. Per i delitti di riciclaggio, impiego e autoriciclaggio, l’articolo 648-quater prevede la confisca del prodotto o del profitto; quando non è possibile colpire direttamente tali beni, può essere disposta la confisca di valore equivalente. La disposizione è riportata nella fonte normativa sulla confisca prevista dall’articolo 648-quater.

La confisca diretta riguarda il bene identificato come prodotto o profitto del reato. Quella per equivalente colpisce invece altri beni dei quali l’autore ha la disponibilità, entro il valore stabilito. Distinguere le due forme è essenziale per verificare il rapporto tra la somma contestata, il bene sequestrato e la persona che ne ha la titolarità o il controllo effettivo.

Il fatto che un conto sia intestato a una società o a un familiare non risolve da solo la questione. Se emerge una disponibilità sostanziale dell’indagato o un’intestazione interposta, il vincolo può essere sostenuto dall’accusa; se invece il terzo è realmente estraneo e dispone autonomamente del bene, proprietà, provenienza delle somme e assenza di collegamenti con il reato assumono un peso centrale.

L’importo deve essere correttamente determinato. Nei procedimenti che comprendono anche reati tributari possono sovrapporsi più titoli di sequestro, ma non è consentito duplicare il vincolo oltre il profitto complessivamente individuato. La Corte di cassazione ha affrontato nel 2026 il rapporto tra profitto fiscale, pluralità di concorrenti e limite complessivo del sequestro nella sentenza n. 6287 del 2026.

Il riesame ha un termine breve. L’articolo 324 del codice di procedura penale stabilisce che la richiesta va presentata entro dieci giorni dall’esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza del sequestro. Il testo è riprodotto nella Gazzetta Ufficiale con il testo dell’articolo 324. Il riesame non sospende automaticamente il vincolo.

Come impostare la difesa a Milano

Il primo passaggio è separare le accuse: esistenza del reato presupposto, provenienza e ammontare del profitto, successiva condotta di autoriciclaggio, dolo e posizione di ogni soggetto. Contestare soltanto l’operazione finale può non bastare se resta indiscussa l’origine delle somme; allo stesso modo, difendersi dal reato tributario non chiarisce automaticamente il significato dei trasferimenti successivi.

Davanti a un sequestro disposto da un ufficio giudiziario milanese, il riesame compete al tribunale collegiale del capoluogo della provincia in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento. Il termine decorre dal dato concreto della conoscenza, secondo le condizioni previste dall’articolo 324, e non va confuso con i tempi delle successive impugnazioni.

Riesame e richiesta di revoca svolgono funzioni differenti. Il riesame consente di contestare tempestivamente il decreto che ha disposto il sequestro; la revoca riguarda la permanenza dei presupposti del vincolo e può assumere rilievo quando emergono elementi nuovi o viene meno la ragione della misura. Lasciare scadere il termine del riesame confidando nella sola revoca può restringere le questioni affrontabili.

Occorre considerare anche le alternative processuali, ma soltanto dopo avere definito il fatto contestato e le conseguenze patrimoniali. Una scelta sul rito, un’eventuale interlocuzione sulla misura o una strategia separata per la società hanno effetti diversi. Non esiste una soluzione corretta in astratto: la decisione dipende dalle prove disponibili, dalla fase del procedimento e dagli interessi che devono essere protetti.

Per preparare il primo confronto sono utili il decreto di sequestro, il verbale di esecuzione, gli eventuali atti notificati, una cronologia essenziale delle operazioni e i documenti che spiegano i rapporti economici coinvolti. Non modificare né integrare retroattivamente la documentazione: le spiegazioni devono poggiare su fatti e atti autentici, conservati nella loro forma originaria.

Domande frequenti

Ogni trasferimento di denaro proveniente da un reato è autoriciclaggio?

No, il trasferimento da solo non basta. Deve inserirsi in un’attività economica, finanziaria, imprenditoriale o speculativa ed essere concretamente idoneo a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa. Occorrono inoltre un reato presupposto attribuibile allo stesso soggetto e la consapevolezza della condotta realizzata.

Un reato tributario comporta automaticamente l’accusa di autoriciclaggio?

No, sono contestazioni distinte. Prima devono essere provati gli elementi dello specifico delitto tributario e il relativo profitto. Poi occorre individuare una condotta successiva di impiego, sostituzione o trasferimento con capacità concretamente ostacolante. Il semplice utilizzo della liquidità rimasta nell’impresa non produce automaticamente il secondo reato.

Possono sequestrare un conto intestato alla società?

Sì, ma servono presupposti specifici. Conta se il denaro costituisce profitto direttamente individuabile, se la società ne è realmente titolare e quale rapporto esiste tra il conto e l’indagato. Per il sequestro per equivalente assumono particolare rilievo la disponibilità effettiva dei beni e il limite di valore indicato nel decreto.

Quanto tempo ho per chiedere il riesame del sequestro?

Il termine ordinario è di dieci giorni dall’esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui hai avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro, secondo l’articolo 324 del codice di procedura penale. La decorrenza deve essere individuata con precisione attraverso verbali e notifiche; la richiesta non sospende da sola l’esecuzione della misura.

La società risponde sempre se è indagato l’amministratore?

No, la responsabilità dell’ente non è automatica. Occorre verificare se il reato è stato commesso nell’interesse o a vantaggio della società, la posizione ricoperta dall’autore e le condizioni previste dal decreto legislativo n. 231 del 2001. La difesa dell’ente resta distinta da quella dell’amministratore, anche quando nasce dagli stessi fatti.

Un confronto sulla contestazione

Un’indagine per autoriciclaggio può coinvolgere contemporaneamente libertà personale, attività societaria e patrimonio. Una lettura tempestiva degli atti permette di distinguere il reato presupposto dalle operazioni successive e di non trascurare i termini relativi al sequestro. Se il procedimento riguarda gli uffici giudiziari di Milano, puoi contattarmi per esaminare la contestazione e le opzioni difensive concretamente disponibili.