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Avvocato penalista a Milano

Appello penale e ricorso per Cassazione

Dopo una sentenza penale i termini per impugnare sono brevi. Spieghiamo come funzionano appello, concordato e ricorso per Cassazione, chi può proporli e quando conviene, o non conviene, farlo.

In breve

Termini brevi
Per appellare o ricorrere in Cassazione ci sono di regola quindici, trenta o quarantacinque giorni, secondo i tempi della motivazione.
L’appello
La Corte d’appello riesamina solo i punti contestati con motivi specifici e, se appella il solo imputato, non può aggravare la pena.
La Cassazione
La Suprema Corte non rivaluta i fatti ma controlla legge e motivazione, e il ricorso va firmato da un avvocato abilitato davanti a essa.
Non sempre conviene
Impugnare ha costi e rischi: a volte un accordo sulla pena in appello o la rinuncia servono meglio l’interesse di chi è stato giudicato.

01

Dopo la sentenza: cosa controllare subito

Una sentenza penale si impugna solo nei casi e nei modi previsti dalla legge, e solo da chi vi ha interesse (art. 568 c.p.p.). Con l’appello chiediamo il riesame dei punti contestati; il ricorso per Cassazione riguarda la corretta applicazione della legge e gli altri vizi previsti dal codice, compresi determinati difetti della motivazione. Esaminiamo la decisione per individuare motivi di impugnazione concreti, rispettando condizioni e termini.

Il primo controllo riguarda il dispositivo letto in udienza: formula, pena, benefici, risarcimento, confisca. Il secondo riguarda la motivazione, che può essere letta subito, depositata entro quindici giorni o entro il termine più lungo, fino a novanta, indicato nel dispositivo (art. 544). Da qui dipende il termine per impugnare; nel frattempo, salvo eccezioni di legge, la condanna non si esegue (art. 588).

Se l’imputato è stato giudicato in assenza e ha un difensore d’ufficio, con l’atto va depositato, a pena di inammissibilità, uno specifico mandato a impugnare rilasciato dopo la sentenza, con la dichiarazione o l’elezione di domicilio (art. 581, comma 1-quater). Dal 25 agosto 2024 (legge n. 114 del 2024) la dichiarazione di domicilio non è più richiesta a ogni appellante.

02

L’appello: chi può proporlo e contro quali sentenze

L’appello porta di regola la decisione davanti alla Corte d’appello – per le sentenze del Tribunale di Milano, la Corte d’Appello di Milano –, che riesamina solo i punti indicati nei motivi (art. 597): ciò che non viene contestato resta deciso. Chi può appellare lo stabilisce l’art. 593 c.p.p.:

  • L’imputato, contro le condanne e i proscioglimenti pronunciati dopo il dibattimento, salvo l’assoluzione perché il fatto non sussiste o perché non lo ha commesso.
  • Il pubblico ministero, contro una condanna solo se modifica il titolo del reato, esclude un’aggravante a effetto speciale o applica una pena di specie diversa da quella ordinaria; dal 25 agosto 2024 non può appellare i proscioglimenti per i reati a citazione diretta davanti al tribunale monocratico (art. 550, commi 1 e 2).
  • Nessuno, contro le condanne alla sola ammenda o al solo lavoro di pubblica utilità sostitutivo e contro i proscioglimenti per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa: resta il ricorso per Cassazione.

La sentenza di patteggiamento non è appellabile, salvo dal pubblico ministero che aveva dissentito, ed è ricorribile in Cassazione solo per motivi tassativi (art. 448). Nel rito abbreviato l’appello ha limiti propri (art. 443), e chi impugna la condanna perde l’ulteriore riduzione di un sesto della pena.

03

L’atto di appello e il giudizio davanti alla Corte

I motivi devono essere specifici, a pena di inammissibilità: l’atto indica capi e punti contestati, prove non assunte o mal valutate, richieste, anche istruttorie, e le ragioni di fatto e di diritto di ciascuna (art. 581). Ogni richiesta deve confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della sentenza: riproporre le difese del primo grado non basta, e un appello inammissibile rende eseguibile la condanna (art. 591).

Dopo la riforma Cartabia la Corte decide di regola in camera di consiglio sugli atti scritti, senza le parti (art. 598-bis). L’appellante e l’imputato possono chiedere di partecipare all’udienza tramite il difensore, a pena di decadenza entro quindici giorni dalla notifica del decreto di citazione; motivi nuovi e memorie si depositano fino a quindici giorni prima. L’istruttoria si riapre solo se la Corte non è in grado di decidere allo stato degli atti, se emergono prove nuove o se è assolutamente necessario (art. 603).

Se appella solo l’imputato vale il divieto di reformatio in peius: niente pena più grave, misure di sicurezza nuove o più gravi, revoca di benefici o formula di proscioglimento meno favorevole (art. 597, comma 3). La Corte può invece concedere d’ufficio sospensione condizionale, non menzione e attenuanti, sostituire la pena detentiva con una pena sostitutiva, con il consenso dell’imputato, e applicare il patteggiamento respinto in primo grado, se ritiene ingiustificati il dissenso o il rigetto (art. 448, comma 1).

04

Se l’assoluzione è impugnata dal pubblico ministero o dalla parte civile

Fuori dai reati a citazione diretta il pubblico ministero può appellare l’assoluzione; contro le sentenze per lui inappellabili può ricorrere in Cassazione. Sul divieto introdotto nel 2024 la Corte d’appello di Milano e altre corti hanno sollevato nel 2026 questioni di legittimità costituzionale, di cui seguiamo l’esito.

Se l’appello contesta la valutazione delle testimonianze, la Corte deve riascoltare i dichiaranti prima di ribaltare l’assoluzione, quando le dichiarazioni sono state raccolte in udienza nel dibattimento o nell’integrazione probatoria dell’abbreviato (art. 603, comma 3-bis); secondo la Cassazione deve inoltre confutare in modo puntuale le ragioni del primo giudice. L’imputato appellato può presentare memorie e proporre appello incidentale entro quindici giorni dalla notifica dell’impugnazione (art. 595).

La parte civile può impugnare i capi civili della condanna e, ai soli effetti della responsabilità civile, il proscioglimento (art. 576); per gli effetti penali può solo chiedere al pubblico ministero, con richiesta motivata, di impugnare (art. 572). Se l’impugnazione riguarda i soli interessi civili e non è inammissibile, la Corte rinvia al giudice civile, che decide anche con le prove del processo penale (art. 573, comma 1-bis); secondo le Sezioni unite (sentenza n. 38481 del 2023) la regola vale se la costituzione di parte civile è successiva al 30 dicembre 2022. Seguiamo questo passaggio insieme alla tutela del risarcimento del danno.

05

Il concordato in appello

In appello valutiamo anche il concordato previsto dall’articolo 599-bis c.p.p. L’istituto consente alle parti di accordarsi sull’accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di appello, rinunciando agli altri eventuali motivi. Se l’accordo comporta una nuova determinazione della pena, o la sua sostituzione con una pena sostitutiva, viene indicata anche la pena concordata; dichiarazione e rinuncia vanno presentate, a pena di decadenza, quindici giorni prima dell’udienza.

Studiamo la sentenza di primo grado e i motivi di impugnazione per verificare se questa soluzione risponda all’interesse dell’assistito. Il confronto con la Procura generale richiede una proposta motivata e la valutazione delle conseguenze della rinuncia ai motivi non mantenuti.

Il concordato resta sottoposto alla decisione della Corte d’appello. Non attribuisce una riduzione fissa della pena analoga a quella prevista per alcuni riti di primo grado: l’eventuale modifica dipende dai motivi accolti e dal contenuto dell’accordo. Ne esaminiamo quindi i benefici possibili insieme alle questioni che, per effetto della rinuncia, non saranno più coltivate.

Se la Corte, decidendo sugli atti, non accoglie l’accordo, fissa un’udienza con le parti, nella quale può essere riproposto; richiesta e rinuncia non hanno effetto se la decisione è difforme (art. 599-bis, commi 3–3-ter). Contro la sentenza che recepisce il concordato il ricorso per Cassazione ha spazi ridotti (art. 610, comma 5-bis).

06

Il ricorso per Cassazione: motivi, difensore e procedura

La Corte di cassazione, a Roma, non riesamina i fatti: contro le sentenze d’appello e quelle inappellabili si ricorre solo per i motivi dell’art. 606 c.p.p.:

  • errata applicazione della legge penale o delle norme di cui si deve tenere conto nell’applicarla;
  • violazione di norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza;
  • mancata assunzione di una prova decisiva richiesta dalla parte;
  • mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, risultante dalla sentenza o da altri atti indicati nel ricorso;
  • esercizio da parte del giudice di poteri riservati ad altri organi.

Una contestazione sulla norma applicata al fatto è diversa dalla richiesta di credere a una ricostruzione alternativa dell’accaduto: confondere i due piani, proporre motivi manifestamente infondati o violazioni di legge non dedotte in appello rende il ricorso inammissibile (art. 606, comma 3). Teniamo quindi distinte ammissibilità e fondatezza: anche una censura proponibile può non essere accolta.

Ricorso, memorie e motivi nuovi vanno firmati, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto all’albo speciale della Corte di cassazione (art. 613); dal 2017 l’imputato non può ricorrere personalmente. L’Avv. Marco Bianucci è patrocinante in Cassazione: seguiamo quindi anche il ricorso davanti alla Suprema Corte.

Di regola la Corte decide in camera di consiglio senza le parti, salvo richiesta di udienza pubblica nei casi previsti (art. 611). Se il ricorso è rigettato o inammissibile, chi lo ha proposto paga le spese e, se inammissibile, una somma alla Cassa delle ammende che può arrivare a qualche migliaio di euro (art. 616). Se è accolto, la Corte annulla senza rinvio quando non servono altri accertamenti di fatto (art. 620), altrimenti con rinvio a un altro giudice, vincolato alle questioni di diritto decise (artt. 623 e 627).

07

Termini per impugnare, prescrizione e improcedibilità

I termini sono a pena di decadenza e valgono anche per il ricorso per Cassazione (art. 585 c.p.p.): quindici giorni se la motivazione è letta con il dispositivo, trenta se è depositata entro quindici giorni, quarantacinque se il giudice ha fissato un termine più lungo. Decorrono dalla lettura o dalla scadenza del termine per il deposito, anche se la motivazione arriva prima; se il deposito è tardivo, dalla notifica dell’avviso (art. 548). Per il difensore dell’imputato giudicato in assenza aumentano di quindici giorni.

Dal 1° al 31 agosto i termini sono sospesi, salvo eccezioni come la rinuncia dell’imputato in custodia cautelare o l’urgenza dichiarata dal giudice (legge n. 742 del 1969). Un esempio: sentenza letta il 3 luglio con motivazione riservata in quindici giorni; il deposito scade il 18 luglio, e i trenta giorni, fermi in agosto, scadono il 17 settembre. Chi perde il termine può esservi restituito solo in casi eccezionali, come il caso fortuito o la forza maggiore (art. 175).

Prescrizione e improcedibilità

Per i reati commessi dal 1° gennaio 2020 la prescrizione si ferma con la sentenza di primo grado (art. 161-bis c.p.). Nei gradi successivi opera l’improcedibilità: se l’appello non si conclude entro due anni, o il giudizio di Cassazione entro un anno, a partire dal novantesimo giorno dopo la scadenza del termine per la motivazione, l’azione penale non può proseguire (art. 344-bis c.p.p.). Per le impugnazioni proposte entro il 2024 i termini sono di tre anni e di un anno e mezzo; nei giudizi complessi possono essere prorogati con ordinanza motivata.

La regola non vale per i delitti puniti con l’ergastolo, e l’imputato può chiedere che il processo prosegua, per esempio per ottenere un’assoluzione nel merito. Se c’è una condanna al risarcimento, gli interessi civili passano al giudice civile (art. 578, comma 1-bis).

08

Costi, rischi e quando non conviene impugnare

Dopo la sentenza studiamo la motivazione e diciamo con chiarezza anche quando un’impugnazione non è consigliabile. Il desiderio di un risultato diverso non coincide sempre con un motivo che la legge permette di far valere.

Pesano l’eventuale appello del pubblico ministero, che fa venir meno il divieto di aggravare la pena; la riduzione di un sesto che chi è condannato in abbreviato perde impugnando; spese e sanzione se il ricorso per Cassazione è inammissibile; i tempi; gli effetti civili, accessori e professionali della sentenza. A volte il concordato, un appello limitato alla pena o il passaggio all’esecuzione, con le misure alternative possibili, servono meglio l’interesse dell’assistito.

Prima dell’incarico consegniamo un preventivo scritto (art. 13 l. 247/2012), che dipende dal grado e dall’attività necessaria; chi rientra nei limiti di reddito può chiedere il patrocinio a spese dello Stato. Le impugnazioni sono una parte dell’assistenza penale dello studio, che segue il procedimento dalle indagini all’esecuzione.

09

Da dove partire

Il tempo utile è di poche settimane, e una parte serve a studiare la motivazione: conviene rivolgersi al difensore subito dopo il dispositivo, senza aspettare il deposito della sentenza.

Al primo colloquio porta la sentenza o il solo dispositivo, con le date di lettura e delle notifiche; verbali d’udienza e atti principali del processo, se li hai; l’impugnazione dell’altra parte, se l’iniziativa viene da altri; le informazioni su condanne precedenti e, per la parte civile, l’atto di costituzione e le conclusioni.

Esaminati gli atti, indichiamo quali motivi sono proponibili, con quali rischi e costi, senza promettere esiti; puoi chiederci anche solo una prima valutazione. Per fissare un incontro, in studio o in videochiamata, puoi contattarci.

Diritto penale

Domande frequenti

02 8295 4969

Quanti giorni ci sono per fare appello contro una sentenza penale?

Di regola quindici, trenta o quarantacinque giorni, secondo i tempi della motivazione (art. 585 c.p.p.): quindici se è letta in udienza con il dispositivo, trenta se è depositata entro quindici giorni, quarantacinque se il giudice ha fissato un termine più lungo. Il termine è sospeso dal 1° al 31 agosto, salvo eccezioni, e aumenta di quindici giorni per il difensore dell’imputato giudicato in assenza. Gli stessi termini valgono per il ricorso per Cassazione.

Se faccio appello rischio una pena più alta?

No, se l’appello è proposto soltanto dall’imputato: la Corte non può aumentare la pena, revocare benefici o applicare misure di sicurezza nuove o più gravi (art. 597, comma 3, c.p.p.), anche se può qualificare il fatto in modo più grave. Il divieto non opera se appella anche il pubblico ministero, nei casi in cui la legge glielo consente: per questo, prima di decidere, verifichiamo se la Procura ha impugnato o può ancora farlo.

Posso portare nuovi testimoni in Cassazione?

No: la Corte di cassazione non svolge una nuova istruttoria e non ascolta testimoni. Controlla l’applicazione della legge e la tenuta della motivazione, anche attraverso gli atti già acquisiti e indicati nel ricorso. Se una prova nuova emerge dopo il primo grado, lo strumento è la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria in appello; dopo la condanna definitiva, nei casi previsti dalla legge, la revisione (art. 630 c.p.p.).

Devo cambiare l’avvocato che mi ha seguito in appello per andare in Cassazione?

Non necessariamente: il ricorso deve essere firmato da un avvocato iscritto all’albo speciale della Corte di cassazione (art. 613 c.p.p.). Se il difensore dell’appello ha questo requisito può proseguire; altrimenti occorre nominare un patrocinante in Cassazione, anche affiancandolo a chi conosce già il processo. L’Avv. Marco Bianucci è iscritto all’albo speciale: possiamo seguire il ricorso sia dopo aver assistito nei gradi precedenti, sia intervenendo per la prima volta in quella fase.

Se la Cassazione accoglie il ricorso, il processo è finito?

Non necessariamente. La Corte annulla senza rinvio quando non servono nuovi accertamenti di fatto, per esempio se il fatto non è previsto dalla legge come reato o se il reato è estinto, e allora la decisione può chiudere il processo. Altrimenti annulla con rinvio: un altro giudice decide di nuovo, attenendosi alle questioni di diritto decise dalla Cassazione. L’obiettivo realistico del ricorso può quindi essere una nuova decisione secondo la regola corretta, non l’immediato risultato sperato.

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