• via Alberto da Giussano, 26, 20145 Milano
  • +39 02 8295 4969
  • info@studiolegalebianucci.it
Avv. Marco Bianucci
Avv. Marco Bianucci

Avvocato Penalista

Il reato di riciclaggio può riguardarti anche se non hai commesso il delitto dal quale proviene il denaro. Il problema nasce spesso da bonifici, prelievi, cambi d’intestazione o operazioni societarie che l’accusa considera idonei a nascondere l’origine illecita dei beni. Diventa allora essenziale capire se esiste davvero un reato presupposto, quale ruolo hai avuto e che cosa conoscevi quando hai agito.

In questa guida ti spiego quali elementi richiede l’art. 648-bis del codice penale, perché un’operazione tracciabile può comunque essere contestata e che cosa cambia tra riciclaggio, autoriciclaggio e semplice ricezione di denaro. Vedremo anche come funziona il sequestro di un conto, quando può essere coinvolta una società e su quali punti concreti può concentrarsi la difesa.

Quando si configura il reato di riciclaggio

Servono più elementi insieme. L’art. 648-bis c.p. punisce chi, senza aver concorso nel reato presupposto, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità di provenienza criminosa, oppure compie operazioni capaci di ostacolare l’identificazione di quella provenienza. Non basta quindi che il denaro sia illecito: occorrono una condotta successiva e la consapevolezza richiesta dalla fattispecie.

La condotta può assumere molte forme. Può consistere in un bonifico verso un conto diversamente intestato, nel cambio di valuta, nell’acquisto di un bene, nell’interposizione di una società o nella frammentazione della somma tra più soggetti. La formula legislativa sulle altre operazioni permette di considerare anche atti diversi dalla sostituzione e dal trasferimento, purché abbiano concreta capacità ostacolante.

Le pene cambiano secondo la provenienza. Per denaro o beni provenienti da delitto, la pena prevista è la reclusione da quattro a dodici anni e la multa da 5.000 a 25.000 euro. Una disciplina distinta riguarda le utilità provenienti dalle contravvenzioni punite con le soglie di arresto indicate dalla norma. Il quadro dell’art. 648-bis è riportato nel testo del codice penale pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La provenienza illecita e il reato presupposto

Il bene deve provenire da un altro reato. Il riciclaggio interviene dopo un fatto criminoso che ha prodotto denaro, beni o utilità. Questo fatto è chiamato reato presupposto. Può trattarsi, per esempio, di truffa, appropriazione indebita, corruzione o di un reato tributario, ma l’accusa deve comunque collegare le utilità contestate a una condotta penalmente rilevante.

Non serve una condanna definitiva precedente. Il giudice del riciclaggio può accertare incidentalmente l’esistenza del reato presupposto attraverso gli elementi disponibili. Ciò non significa che la provenienza illecita possa essere soltanto affermata: devono emergere fatti e collegamenti logici sufficienti, anche quando non siano stati identificati tutti gli autori o ogni dettaglio del reato originario.

La tracciabilità economica è decisiva. Date, causali, contratti, fatture, rapporti tra le parti e corrispondenza tra prestazione e pagamento possono confermare oppure smentire la ricostruzione accusatoria. Un’entrata priva di giustificazione documentale può alimentare il sospetto, ma l’irregolarità amministrativa, la contabilità disordinata o una causale imprecisa non dimostrano da sole il riciclaggio.

L’ostacolo all’identificazione e la consapevolezza

L’operazione deve rendere più difficile la ricostruzione. Non è indispensabile che l’origine del denaro diventi impossibile da scoprire. È sufficiente che l’atto sia concretamente capace di complicare l’individuazione della provenienza, per esempio mediante passaggi tra diversi conti, soggetti o strumenti patrimoniali.

Un bonifico resta tracciabile, ma può ostacolare. La registrazione bancaria non esclude automaticamente il reato. La Cassazione ha considerato rilevanti anche trasferimenti successivi tra conti diversamente intestati quando rendono più difficile seguire il percorso delle somme. Il principio e i relativi riferimenti sono illustrati nella rassegna penale della Corte di cassazione di marzo 2024.

Occorre anche il dolo. La persona deve conoscere la provenienza criminosa dei beni e volere l’operazione che ostacola la loro identificazione. Questo elemento viene spesso ricostruito da indizi: rapporti con l’autore del reato presupposto, spiegazioni implausibili, compensi anomali, pluralità di passaggi, intestazioni fittizie o assenza di una ragione economica credibile.

Il semplice sospetto non equivale automaticamente alla prova. Il fatto che un’operazione sia insolita o abbia provocato controlli bancari non stabilisce, da solo, che chi l’ha eseguita conoscesse l’origine illecita. La difesa deve confrontare gli indizi con le informazioni effettivamente disponibili alla persona nel momento dell’operazione, evitando valutazioni costruite soltanto dopo aver conosciuto l’intera vicenda.

Riciclaggio, autoriciclaggio e reati vicini

Il ruolo nel primo reato cambia la qualificazione. Il riciclaggio previsto dall’art. 648-bis presuppone che l’autore non abbia partecipato al reato dal quale provengono le utilità. Se ha commesso o concorso a commettere quel fatto, può invece entrare in gioco l’autoriciclaggio dell’art. 648-ter.1, purché siano presenti gli ulteriori requisiti previsti da tale norma.

Ricevere denaro non è sempre riciclaggio. La ricettazione, disciplinata dall’art. 648 c.p., riguarda in termini generali l’acquisto, la ricezione o l’occultamento di cose di provenienza delittuosa per procurare un profitto. Nel riciclaggio assume invece rilievo l’operazione diretta a ostacolare l’identificazione dell’origine. La stessa consegna può quindi ricevere qualificazioni diverse secondo lo scopo, le modalità e gli atti successivi.

Anche l’impiego è una figura distinta. L’art. 648-ter punisce, fuori dai casi regolati dalle norme precedenti, l’impiego di denaro, beni o utilità illecite in attività economiche o finanziarie. Non basta scegliere l’etichetta più vicina al movimento bancario: occorre ricostruire chi ha prodotto il denaro, chi lo ha ricevuto, quale attività ha compiuto e quale effetto concreto ne è derivato.

Sequestro del conto corrente e confisca

Il blocco giudiziario anticipa spesso la confisca. Nel corso delle indagini il giudice può disporre un sequestro preventivo sui beni collegati al reato o destinati a una futura confisca. Sul piano pratico, il provvedimento può impedire prelievi e pagamenti, vincolare una determinata somma oppure coinvolgere altri beni indicati nel decreto.

Confisca diretta ed equivalente non coincidono. L’art. 648-quater c.p. prevede, in caso di condanna o patteggiamento, la confisca del prodotto o del profitto del riciclaggio, salvo l’appartenenza a persone estranee. Quando questa acquisizione diretta non è possibile, può essere ordinata la confisca di altri beni dei quali il condannato dispone, per un valore corrispondente. La distinzione emerge dal testo dell’art. 648-quater c.p. su Normattiva.

L’importo deve avere una base riconoscibile. Il decreto deve consentire di comprendere quale somma sia considerata prodotto o profitto, se il vincolo sia diretto oppure per equivalente e perché i beni siano nella disponibilità del destinatario. Nella giurisprudenza il valore delle somme sottoposte alle operazioni di riciclaggio può essere considerato prodotto del reato; resta però necessario evitare duplicazioni e sequestri superiori al valore individuato.

Il conto societario richiede una distinzione autonoma. Le somme depositate sul conto di un’impresa non sono automaticamente sottratte al sequestro, soprattutto se rappresentano direttamente il prodotto o il profitto contestato. D’altra parte, la sola carica di amministratore dell’indagato non permette di confondere senza spiegazioni il patrimonio personale con quello della società, in particolare quando si procede per equivalente.

Un blocco bancario può avere altra origine. Una sospensione decisa dall’intermediario per controlli interni o antiriciclaggio non coincide necessariamente con un sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Per capire il rimedio occorre identificare chi ha imposto il vincolo e ottenere il provvedimento: reclamo bancario e riesame penale rispondono a presupposti diversi.

I rischi per società ed enti

La persona giuridica può avere una responsabilità propria. Il riciclaggio rientra tra i reati indicati dall’art. 25-octies del decreto legislativo 231/2001. L’ente può essere coinvolto quando il fatto è commesso nel suo interesse o vantaggio da soggetti collocati nelle posizioni considerate dal decreto e ricorrono gli altri presupposti della responsabilità organizzativa.

Le conseguenze non sono soltanto economiche. L’art. 25-octies prevede una sanzione da 200 a 800 quote, elevata da 400 a 1.000 quote quando il denaro o i beni provengono da un delitto con pena massima superiore a cinque anni. Possono inoltre essere applicate sanzioni interdittive per una durata non superiore a due anni, come risulta dal testo dell’art. 25-octies del d.lgs. 231/2001.

La società non risponde automaticamente. Il fatto del dirigente, amministratore o dipendente e l’illecito dell’ente devono essere analizzati separatamente. Contano l’interesse o il vantaggio perseguito, l’organizzazione esistente, la distribuzione delle funzioni e l’effettiva applicazione dei controlli. Un modello organizzativo soltanto formale non è una garanzia assoluta, mentre procedure documentate e concretamente attuate possono assumere rilievo nella valutazione.

Come imposto i punti della difesa

La prima verifica riguarda l’accusa completa. Occorre individuare il reato presupposto, le somme che ne sarebbero derivate, il percorso attribuito ai beni e l’operazione ritenuta ostacolante. Se manca uno di questi passaggi, la contestazione rischia di sovrapporre un movimento economicamente anomalo alla diversa e più grave fattispecie di riciclaggio.

Il ruolo personale è un nodo autonomo. Autorizzare materialmente un bonifico non dimostra sempre chi abbia deciso l’operazione o che l’esecutore conoscesse l’origine dei fondi. Deleghe, accessi ai conti, comunicazioni precedenti, poteri societari e ragione del pagamento possono mostrare se la persona abbia agito consapevolmente, eseguito un compito neutro oppure partecipato a un progetto comune.

La giustificazione economica deve essere concreta. Un contratto prodotto dopo l’avvio delle indagini non risolve il problema se non trova riscontro in prestazioni, consegne, corrispondenza o registrazioni coerenti. Al contrario, documenti formati prima dell’operazione, prezzi compatibili e rapporti commerciali reali possono contrastare l’ipotesi di un passaggio meramente apparente.

Il sequestro ha una difesa specifica. Il riesame può riguardare la base del reato, il collegamento dei beni, la disponibilità, l’importo e la natura diretta o per equivalente del vincolo. La Cassazione ha chiarito che anche la persona indagata priva di un diritto immediato alla restituzione può proporre riesame se indica un interesse concreto e attuale alla rimozione del sequestro: il principio è riportato nella decisione delle Sezioni Unite sul riesame delle misure reali.

I tempi processuali sono brevi. Dopo la notifica o l’esecuzione del provvedimento è prudente conservarne copia, non alterare i rapporti economici coinvolti e ricostruire subito l’origine delle somme. La scelta tra riesame, richiesta di revoca o contestazione parziale dipende dal tipo di sequestro e dal momento procedurale; non va confusa con la difesa sul merito dell’imputazione.

Domande frequenti

Basta ricevere denaro illecito per rispondere di riciclaggio?

No, la ricezione non basta. Devono essere provati la provenienza criminosa, un’operazione capace di ostacolarne l’identificazione e la consapevolezza dell’agente. Ricevere o custodire il bene può integrare altre fattispecie quando ne ricorrono i requisiti, ma non diventa automaticamente riciclaggio.

Se ho commesso anche il reato presupposto si applica l’art. 648-bis?

Di regola cambia la fattispecie. L’art. 648-bis opera fuori dai casi di concorso nel reato presupposto. Per chi ha commesso o condiviso quel reato può essere rilevante l’autoriciclaggio, ma soltanto se la successiva condotta presenta gli specifici requisiti dell’art. 648-ter.1 c.p.

Un bonifico tracciabile può essere considerato riciclaggio?

Sì, in determinate condizioni. La tracciabilità non esclude che il passaggio renda più difficile seguire l’origine dei fondi, soprattutto quando coinvolge conti diversamente intestati o una sequenza di trasferimenti. Restano necessari la provenienza criminosa e il dolo: la registrazione bancaria non li prova automaticamente.

Può essere sequestrato tutto il saldo del conto?

Il vincolo deve essere giustificato. Occorre distinguere sequestro diretto e per equivalente, identificare l’importo collegato al reato e verificare disponibilità e intestazione. La fungibilità del denaro può incidere sulla confisca diretta, ma non elimina i limiti di valore né permette duplicazioni tra beni diversi.

La società risponde sempre per il reato dell’amministratore?

No, le responsabilità sono separate. Per applicare il d.lgs. 231/2001 devono ricorrere i presupposti relativi al soggetto autore, all’interesse o vantaggio dell’ente e alla sua organizzazione. La carica societaria non basta, così come l’assoluzione dell’ente non deriva automaticamente dall’esistenza formale di procedure interne.

Che cosa devo fare dopo il sequestro del conto?

Serve identificare subito il provvedimento. Conserva il decreto e gli atti ricevuti, ricostruisci l’origine delle somme e non compiere operazioni dirette ad aggirare il vincolo. Il riesame e gli altri rimedi seguono termini e presupposti specifici: la decisione dipende dalla natura del sequestro, dal suo importo e dalla posizione del destinatario.