Detenzione di cellulare in carcere: la Cassazione chiarisce l'art. 391-ter c.p. con la Sentenza n. 25194/2025

La presenza di telefoni cellulari all'interno degli istituti penitenziari rappresenta una sfida costante per la sicurezza e l'ordine. Questa problematica, che mina l'efficacia del regime detentivo e favorisce attività illecite, ha spinto il legislatore a intervenire con fermezza. In questo contesto si inserisce la significativa pronuncia della Corte di Cassazione, Sentenza n. 25194 del 2025, che offre un'interpretazione chiarificatrice e di grande impatto sull'applicazione dell'art. 391-ter del Codice Penale.

Il Contesto Normativo: L'Art. 391-ter c.p.

L'articolo 391-ter del Codice Penale, introdotto dal D.L. n. 130 del 2020 e convertito dalla Legge n. 173 del 2020, mira a contrastare l'uso di strumenti di comunicazione non autorizzati nelle carceri. La norma punisce l'introduzione, la detenzione, la ricezione o il procurato possesso, da parte del detenuto, di telefoni cellulari o altri dispositivi idonei a comunicare con l'esterno o a registrare audio/video. La sua finalità è chiara: preservare sicurezza e ordine, impedendo ai detenuti di eludere le restrizioni imposte dalla loro condizione.

Il Caso e la Questione Giuridica

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava G. C., imputato per il delitto di cui all'art. 391-ter, comma terzo, Cod. Pen., per la detenzione indebita di un telefono cellulare. La Corte d'Appello di Bari aveva emesso una decisione poi ricorsa in Cassazione. La questione centrale era se la mera detenzione di un telefono cellulare fosse sufficiente a configurare il reato, in particolare il profilo della 'ricezione indebita'. Si trattava di stabilire se la prova della detenzione equivalga automaticamente alla prova della ricezione.

Ed è proprio su questo punto che la Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale, con la Sentenza n. 25194 del 2025, si è pronunciata in modo definitivo, rigettando il ricorso e confermando l'orientamento già espresso (come la N. 4189 del 2025). La massima è la seguente:

Ai fini della configurabilità del delitto di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, previsto dall'art. 391-ter, comma terzo, cod. pen., la detenzione abusiva di un telefono cellulare da parte del detenuto costituisce elemento idoneo a provare la condotta di indebita ricezione del dispositivo, posto che il soggetto agente, stante la condizione restrittiva, non può che averne acquisito la disponibilità attraverso la ricezione.
Questa statuizione è fondamentale. La Suprema Corte chiarisce che la 'detenzione abusiva' di un telefono cellulare in carcere non è solo un indizio, ma prova della 'ricezione indebita'. La motivazione è logica: un detenuto non può entrare in possesso di un cellulare lecitamente, acquisendone la disponibilità solo tramite ricezione illecita. Questo principio semplifica l'onere probatorio per l'accusa, eliminando la necessità di dimostrare specificamente momento e modalità della ricezione, qualora sia accertata la detenzione.

Le Implicazioni della Sentenza e la Sicurezza Penitenziaria

La Sentenza n. 25194 del 2025 ha diverse e significative implicazioni:

  • Rafforzamento della deterrenza: La chiara equiparazione tra detenzione e ricezione invia un messaggio inequivocabile ai detenuti: la scoperta di un cellulare comporta l'accusa per il reato.
  • Semplificazione dell'onere probatorio: Per l'accusa, non sarà più necessario dimostrare le complesse dinamiche di come il telefono sia arrivato nelle mani del detenuto. L'accertamento della detenzione è sufficiente.
  • Maggiore tutela della sicurezza interna: La pronuncia rafforza la sicurezza negli istituti penitenziari, limitando le comunicazioni non autorizzate usate per organizzare reati o gestire attività illecite.
  • Promozione di un ambiente detentivo conforme alla legge: La sentenza riafferma la serietà con cui l'ordinamento tutela il rispetto delle regole in carcere, essenziale per il buon funzionamento del sistema penitenziario.

Questa interpretazione, allineata a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolinea la gravità della condotta e la necessità di una risposta ferma per garantire le finalità rieducative e la sicurezza pubblica.

Conclusioni

In conclusione, la Sentenza n. 25194 del 2025 della Corte di Cassazione è un punto fermo nell'interpretazione dell'art. 391-ter, comma terzo, Cod. Pen. Chiarisce che la detenzione abusiva di un telefono cellulare da parte di un detenuto è prova sufficiente della sua ricezione illecita, data l'impossibilità di un'acquisizione legittima. Questa decisione non solo semplifica l'applicazione della norma, ma rafforza l'efficacia delle misure per garantire sicurezza e ordine negli istituti penitenziari, fondamentali per un sistema giudiziario efficiente e per la rieducazione.

Studio Legale Bianucci