Nel panorama del diritto penale, la testimonianza "de relato" – ovvero la dichiarazione di fatti appresi da altri – richiede una valutazione particolarmente attenta. La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 31241 del 2025, Presidente G. V. ed Estensore A. S., ha fornito un chiarimento cruciale sui criteri di giudizio di questa prova. La pronuncia, che ha visto coinvolto l'imputato S. D. G. e una decisione di inammissibilità da parte del Tribunale della Libertà di Roma, rafforza l'esigenza di un approccio rigoroso per tutelare i diritti e garantire la correttezza del processo.
La testimonianza "de relato" si verifica quando un soggetto riferisce in tribunale quanto gli è stato raccontato da una terza persona, non ciò che ha percepito direttamente. Questa forma di prova è intrinsecamente delicata, introducendo un "filtro" tra il fatto e il giudice e aumentando il rischio di distorsioni. Il Codice di Procedura Penale, in particolare gli articoli 192 e 195, disciplina con cautela la testimonianza indiretta, riconoscendone la peculiare natura. La sentenza in esame si inserisce in questo contesto, delineando principi chiari per la sua valutazione.
In tema di testimonianza indiretta, le dichiarazioni del teste "de relato" devono essere considerate alla stregua di una prova indiziaria o "indiretta" del fatto e, ai fini del giudizio di colpevolezza, devono formare oggetto di un approfondimento valutati vo, comprensivo del rigoroso vaglio di attendibilità non solo del dichiarante, ma anche del soggetto di riferimento, sia nel caso in cui costui confermi, sia, a maggior ragione, in quello in cui smentisca le affermazioni a lui attribuite.
Questa massima della Cassazione è il fulcro della pronuncia. Stabilisce che le dichiarazioni "de relato" non sono prove dirette, ma "prova indiziaria o indiretta". Ciò implica che non possono fondare da sole un giudizio di colpevolezza, necessitando di corroborazione. Il giudice deve compiere un "approfondimento valutativo" estendendo il "rigoroso vaglio di attendibilità" non solo a chi riferisce (il teste "de relato"), ma anche al "soggetto di riferimento" (la fonte originaria). È essenziale valutarne la credibilità, i motivi e la coerenza. La sentenza chiarisce che questo doppio vaglio è imprescindibile sia in caso di conferma che, "a maggior ragione", di smentita delle affermazioni da parte della fonte, impedendo superficialità nella valutazione.
Il principio del "doppio vaglio di attendibilità" sancito dalla Sentenza n. 31241/2025 è una garanzia fondamentale. Non basta la credibilità del testimone "de relato"; è indispensabile estendere l'indagine alla credibilità della fonte primaria. Questo approccio multidimensionale mira a ridurre il rischio di errori giudiziari, in linea con il principio del giusto processo e gli standard europei. Per una valutazione efficace, il giudice deve considerare:
La natura indiziaria della testimonianza indiretta impone che, senza riscontri significativi e un doppio vaglio positivo, essa non possa costituire prova piena di colpevolezza.
La Sentenza n. 31241 del 2025 della Corte di Cassazione, chiarendo i criteri di valutazione della testimonianza "de relato", rafforza significativamente le garanzie processuali. Ribadendo la natura indiziaria di questa prova e l'inderogabile necessità di un doppio vaglio di attendibilità – sia del testimone che della fonte – la Suprema Corte pone un baluardo contro incertezze e potenziali distorsioni. Questa pronuncia non solo tutela i diritti dell'imputato, ma eleva anche la qualità dell'accertamento dei fatti nel processo penale, assicurando che ogni condanna sia fondata su prove solide e rigorosamente verificate, in piena aderenza ai principi di giustizia e legalità.