La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21315, depositata il 6 giugno 2025, ha offerto un chiarimento cruciale sull'applicazione delle convenzioni internazionali per i sequestri conservativi, delineando la cooperazione giudiziaria tra Italia e Repubblica di San Marino in contesti di successione normativa.
La questione verteva su un sequestro conservativo richiesto da San Marino, relativo a un procedimento penale avviato prima dell'entrata in vigore della legge 8 aprile 2024, n. 51, che ha ratificato l'Accordo bilaterale sul riconoscimento delle decisioni di sequestro e confisca. La domanda era: quale normativa applicare per un procedimento iscritto prima che il nuovo accordo fosse operativo? La Cassazione ha dovuto risolvere questo potenziale conflitto intertemporale di norme.
In tema di rapporti giurisdizionali con autorità straniere, il sequestro conservativo, richiesto dalla Repubblica di San Marino e relativo a procedimento penale iscritto prima dell'entrata in vigore dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e quello della Repubblica di San Marino concernente il riconoscimento delle decisioni di sequestro e confisca, ratificato e reso esecutivo in Italia dalla legge 8 aprile 2024, n. 51, può essere adottato in base alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, firmata a Strasburgo il 20 aprile 1959, ratificata e reso esecutivo nel nostro Stato con legge 23 febbraio 1961, n. 215.
La massima chiarisce che, per i procedimenti penali iscritti prima dell'Accordo del 2024, la base giuridica per il sequestro conservativo resta la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 1959 (Legge n. 215 del 1961). Questo principio assicura continuità alla cooperazione giudiziaria, anche in assenza di accordi bilaterali più recenti, come nel caso dell'imputato U. G.
La pronuncia della Cassazione è fondamentale. Rigettando la posizione del GIP del Tribunale di Roma, la Corte ha ribadito la validità delle convenzioni internazionali preesistenti come strumenti essenziali per l'assistenza giudiziaria tra Stati, in linea con l'articolo 724 del Codice di Procedura Penale.
Le implicazioni principali sono:
La sentenza n. 21315 del 2025 consolida un principio chiave: l'efficacia degli strumenti di cooperazione preesistenti anche di fronte a nuovi accordi. Questa decisione rafforza la fiducia nel sistema di assistenza giudiziaria europea e internazionale, garantendo che la giustizia possa operare efficacemente oltre i confini nazionali, anche in situazioni complesse di successione normativa.